Il giornalismo sotto pressione e il confine della democrazia
L’agitazione proclamata dai giornalisti italiani non è stata una protesta ordinaria. Ha segnato un passaggio netto, portando alla luce una condizione professionale progressivamente indebolita e sempre più esposta alle logiche mercantilistiche dell’editoria. Non si è trattato soltanto di denunciare l’inadeguatezza delle retribuzioni. È stato chiamato in causa il ruolo stesso del giornalismo. Quando l’informazione viene ridotta a prodotto, governato dalla velocità e dalla resa commerciale, si contrae lo spazio dell’autonomia critica e si altera la funzione pubblica della stampa. Il precariato ha reso evidente questa torsione. Una parte significativa della categoria ha lavorato in condizioni instabili, con tutele fragili e compensi insufficienti. In tale contesto, l’indipendenza si è fatta più esposta e più negoziabile. Ne ha risentito la qualità dell’informazione, che ha perso profondità e capacità di verifica. Parallelamente, si è affermata una disaffezione crescente verso la lettura...









