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Quando il popolo si fece letteratura: le Fiabe italiane di Calvino

  Nel 1956, quando Fiabe italiane vide la luce per i tipi di Giulio Einaudi, l’Italia attraversava una fase di trasformazione profonda. Il Paese si avviava verso il boom economico e lasciava progressivamente alle spalle le macerie materiali e morali della guerra e del primo dopoguerra. In quel contesto storico e culturale, Italo Calvino compì un gesto insieme letterario e civile: raccolse duecento fiabe della tradizione popolare e le restituì ai lettori in una lingua limpida e unitaria, capace di custodire il timbro arcaico dei racconti senza imprigionarlo in un artificioso esercizio filologico. Il titolo completo – Fiabe italiane raccolte dalla tradizione popolare durante gli ultimi cento anni e trascritte in lingua dai vari dialetti da Italo Calvino – esplicitava con chiarezza metodo e ambizione dell’opera. Calvino non si limitò a trascrivere quanto aveva ascoltato direttamente; attinse piuttosto al vasto repertorio dei folkloristi italiani, che esaminò con rigore, selezionando...

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