Falsi guardiesi e novelli sanlupesi: quando a San Lupo si arriva alla frutta (articolo di Raffaele Pengue, Pro Olio San Lupo)
A San Lupo, piccolo comune della provincia di Benevento, si avverte ormai la sensazione di essere giunti a un punto di saturazione civile. Non si tratta di una boutade polemica, ma del segnale di una deriva che interroga il rispetto dei luoghi, la misura dell’agire pubblico e il rapporto tra comunità e responsabilità collettiva. In un tempo storico che numerosi studiosi hanno accostato, per tensioni latenti e fragilità diffuse, alla fase che precedette la Prima guerra mondiale, anche i gesti più ordinari finiscono per assumere un valore rivelatore.
Arroganza, invidia e comportamenti irrispettosi stanno progressivamente sostituendo solidarietà e senso di appartenenza. Si è persa la misura, tanto nei rapporti umani quanto nella cura del bene comune. Quando viene meno il rispetto per ciò che rappresenta la memoria collettiva, il segnale non è mai neutro.
Nel cuore del paese, uno spazio destinato al raccoglimento e alla riflessione pubblica è stato progressivamente snaturato. La lapide che commemora i caduti in guerra, concittadini che persero la vita e che lì sono ricordati come monito permanente sugli orrori dei conflitti, è stata di fatto occultata da una casetta in legno e da un palchetto utilizzati per eventi prenatalizi e successivamente lasciati sul posto. Una presenza divenuta stabile, giustificata ufficiosamente dalla carenza di personale addetto allo smontaggio: una motivazione fragile, che richiama altre consuetudini locali, dove ciò che viene collocato con solerzia viene poi affidato al tempo o al meteo per la rimozione.
Più plausibile appare, invece, la spiegazione legata all’uso successivo di quello spazio, divenuto postazione per la vendita di frutta e verdura in più giorni della settimana. Un’utilità soltanto apparente, che finisce per normalizzare l’occultamento di un luogo simbolico, trasformando un ammonimento civile in un semplice ingombro urbano. La memoria, così, viene assorbita nella routine quotidiana, come se fosse un elemento negoziabile.
Il quadro si fa ancor più critico se si considera il contesto amministrativo e culturale. Sono venute meno quelle figure capaci di trasmettere, con parole semplici, il peso delle tragedie del Novecento. Al loro posto emergono visioni che, pur di sostenere programmazioni discutibili, arrivano a definire per iscritto, in atti giudiziari, la comunità come socialmente arretrata. Una concezione che si accompagna a una pratica del potere improntata al principio del “comandiamo noi”, collocandosi idealmente lontano dai valori di libertà e uguaglianza per i quali molti si batterono nelle stagioni più buie della storia europea.
Questa occupazione poco accorta di un luogo destinato alla memoria pubblica trasmette un messaggio chiaro e preoccupante: tutto è possibile, anche cancellare simbolicamente il passato. Una deriva che non riguarda soltanto San Lupo, ma che interroga il rapporto stesso tra storia e comunità.
A ciò si aggiungono le vicende ambientali e giudiziarie che interessano il territorio. Le comunità sannite di Guardia Sanframondi, San Lorenzo Maggiore e Cerreto Sannita rischiano di subire l’ennesimo strappo, con potenziali ricadute sulla loro permanenza nel Parco Nazionale del Matese. Destano particolare preoccupazione i contenziosi in essere, nei quali sarebbe auspicabile un intervento diretto del Comitato di gestione del Parco, chiamato a tutelarne l’integrità.
Emblematico è il ricorso promosso da una società eolica operante a San Lupo che, non soddisfatta dell’inserimento degli impianti in zona 2, peraltro ricadente in area ZPS, ha chiesto l’esclusione dal perimetro dell’area protetta della zona interessata. Una pretesa che insiste su un’area di straordinaria rilevanza ambientale, quale il bacino imbrifero delle pendici meridionali del Monte Mutria, sito Natura 2000 caratterizzato da forte piovosità annua e da un delicato equilibrio idrogeologico.
Qui, dove nasce e si alimenta l’acqua di San Lupo, si è ritenuto compatibile l’insediamento di macchine industriali per la produzione di energia da fonti rinnovabili, arrivando persino a impugnare gli atti del Parco pur di non precludere future installazioni. Manovre che appaiono orchestrate e che vedono il contributo di soggetti più attenti a interessi contingenti che alla salvaguardia del bene comune.
In definitiva, emerge un filo rosso che lega la rimozione della memoria storica alla fragilità della tutela ambientale. Quando si perde il rispetto per i simboli e per i luoghi, diventa più semplice mettere in discussione anche i confini della responsabilità collettiva. San Lupo è oggi chiamata a interrogarsi su questa china scivolosa, prima che l’eccezione diventi regola e la memoria, definitivamente, un dettaglio trascurabile.
#Raffaele #Pengue (Pro Olio San Lupo)
#Postilla #chiara - L’associazione culturale Togo Bozzi si riserva il diritto di promuovere un confronto pubblico, volto a chiarire definitivamente i fatti di San Lupo, particella per particella e tessera politica per tessera politica



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