Sanità e montagna: il Molise sceglie la prossimità

 


Il voto unanime con cui il Consiglio Regionale del Molise ha approvato l’atto di indirizzo per il rilancio dell’ospedale “San Francesco Caracciolo” di Agnone non costituisce un passaggio formale. Rappresenta un’assunzione condivisa di responsabilità su uno dei nodi più delicati dell’agenda regionale: la tutela del diritto alla salute nelle aree interne.

In una fase nella quale il confronto pubblico tende a irrigidirsi, l’unanimità richiama la politica al proprio dovere nei momenti decisivi. L’atto, emendato e discusso in Aula, impegna il Presidente della Regione a confermare la classificazione del presidio quale struttura di area particolarmente disagiata nel Programma Operativo Sanitario e ad avviarne una riorganizzazione capace di rafforzarne stabilmente l’offerta.

Un ospedale, in territori montani e periferici, non è soltanto una struttura sanitaria: è un presidio civile. Dove i servizi essenziali arretrano, la permanenza diviene fragile e la comunità si assottiglia. Garantire piena operatività al “Caracciolo” significa salvaguardare sicurezza, continuità assistenziale e dignità sociale in un’area che non può essere valutata esclusivamente secondo parametri demografici.

L’indirizzo approvato individua una linea d’azione coerente. L’inserimento del presidio nella rete formativa dell’Università degli Studi del Molise, in raccordo con l’Azienda Sanitaria Regionale del Molise, mira a renderlo attrattivo per specializzandi e strutturandi e a superare l’isolamento professionale che spesso penalizza le strutture periferiche. L’ipotesi di modelli integrati con il “Veneziale” di Isernia, sotto una direzione universitaria unitaria, introduce un principio di complementarità tra presidi.

Sul piano organizzativo sono previsti un modulo misto di venti posti letto tra Medicina, Lungodegenza e Post-Intensiva, il potenziamento della Radiodiagnostica e della Dialisi, l’implementazione degli ambulatori specialistici e il rilancio della Day Surgery con la designazione del presidio quale centro di riferimento aziendale per la chirurgia in regime diurno. L’obiettivo è consolidare competenze esistenti e assicurare stabilità operativa.

Particolare rilievo assume il capitolo dedicato all’emergenza-urgenza. La previsione del medico a bordo del 118 e la definizione di protocolli con tempi certi per interventi e trasferimenti rispondono a una criticità strutturale delle aree montane, nelle quali il fattore tempo incide in modo determinante sugli esiti clinici. L’integrazione tra Pronto Soccorso, Continuità Assistenziale e Centrale 118 delinea un modello calibrato sulle specificità territoriali.

L’atto non si limita a enunciare obiettivi. Dispone la trasmissione ai Ministeri competenti e alla Struttura Commissariale per il rientro dal disavanzo sanitario, prevede audizioni in IV Commissione consiliare e stabilisce che l’esecutivo riferisca in Aula entro sessanta giorni sulle azioni intraprese. L’indirizzo politico viene così accompagnato da un meccanismo di verifica.

Resta, sullo sfondo, una questione più ampia. La crisi finanziaria del sistema-Paese non è stata determinata soltanto da squilibri contabili; si è sviluppata anche dentro una visione speculativa dello sviluppo urbano, che ha concepito le città metropolitane come aggregazioni funzionali alla concentrazione e al profitto, con progressiva disumanizzazione dei rapporti sociali. Tale impostazione ha finito per mortificare i territori produttivi e per indebolire il legame tra l’uomo e il luogo in cui vive e opera. Quando il territorio viene considerato marginale, si incrina prima la coesione sociale e poi l’equilibrio economico.

Per questo il voto unanime sul “Caracciolo” supera il perimetro sanitario. Esso afferma che l’efficienza non può tradursi in desertificazione dei servizi e che le aree interne rappresentano una componente strutturale della coesione regionale. L’unanimità non conclude il percorso; lo inaugura. La credibilità delle istituzioni si misurerà nella capacità di tradurre l’indirizzo in atti concreti e tempestivi.

Il presidio di Agnone non rivendica privilegi. Chiede condizioni adeguate per svolgere pienamente la propria funzione. In questa richiesta si riflette un’idea di Molise che non intende arretrare rispetto ai propri diritti fondamentali. Ed è su questa coerenza tra indirizzo e attuazione che si misurerà la maturità della politica regionale.


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