Il Molise, l’acqua e la responsabilità della scelta
A Guardialfiera, la scorsa sera, il confronto pubblico sul collegamento idrico tra Molise e Puglia ha assunto un rilievo che travalica la dimensione regionale. In discussione non vi è soltanto un’infrastruttura destinata a sostenere le crescenti esigenze del sistema produttivo pugliese, ma l’equilibrio tra solidarietà interregionale e tutela di un territorio fragile, segnato da assetti idrogeologici delicati e da precedenti storici che impongono misura, prudenza e responsabilità.
L’iniziativa, promossa dall’associazione Partecipa e coordinata dalla consigliera regionale Micaela Fanelli, ha riportato il dibattito entro un perimetro di rigore istituzionale. Fanelli ha affermato con chiarezza che il Molise non intende sottrarsi al principio della cooperazione tra regioni vicine, ma ha rivendicato un percorso decisionale fondato su un progetto di fattibilità verificabile, su dati scientifici aggiornati e su una valutazione puntuale dell’impatto ambientale ed economico. Ha inoltre sostenuto che i servizi ecosistemici assicurati dal Basso Molise e dal Fortore – in termini di risorsa idrica, equilibrio ambientale e presidio territoriale – debbano ricevere pieno riconoscimento strategico, economico e infrastrutturale, poiché rappresentano un patrimonio strutturale del Mezzogiorno e non una semplice riserva funzionale ad altri sistemi produttivi.
Nei saluti introduttivi, il consigliere comunale Angelo Mancinone ha richiamato la memoria collettiva della comunità, ricordando i sacrifici affrontati negli anni Sessanta con la realizzazione della diga sul Biferno. Quel passaggio storico, che comportò la sommersione di terreni fertili lungo il corso del fiume, costituisce ancora oggi un monito: ogni grande opera incide in modo permanente sul territorio e richiede trasparenza, approfondimento tecnico e visione di lungo periodo.
Il momento tecnicamente più significativo è stato rappresentato dalla relazione dell’ingegnere Luigi D’Orsi. L’esposizione, articolata e analitica, ha illustrato il progetto di massima nei suoi profili strutturali; tuttavia, le criticità già emerse nel dibattito – dalla sostenibilità energetica degli impianti di sollevamento alla tenuta complessiva del sistema in un contesto climatico mutato – sono rimaste sul tavolo, confermando che il loro superamento richiederà ulteriori verifiche e un’attenta ponderazione delle implicazioni economiche e ambientali.
Sul piano istituzionale, il presidente della Provincia di Campobasso, Pino Puchetti, ha richiamato l’esigenza di una governance trasparente ed efficiente, fondata su una concertazione leale tra i territori coinvolti. Il consigliere regionale Roberto Gravina ha sottolineato che le recenti crisi idriche impongono una riflessione strutturale e una rinegoziazione equilibrata con le regioni vicine, affinché siano garantite priorità chiare e sicurezza delle riserve molisane.
Di segno più critico sono stati gli interventi degli ex consiglieri regionali. Pasquale Di Lena ha espresso un dissenso netto, paventando il rischio di un progressivo depauperamento delle risorse locali; Giovanni Di Stasi ha ribadito con fermezza la necessità di riaffermare l’autonomia decisionale della Regione Molise, sostenendo che opere di tale portata debbano essere oggetto di un approfondimento analitico e partecipato, sottratto a ogni ipotesi di compressione del confronto democratico.
La serata di Guardialfiera ha restituito l’immagine di un Molise vigile e consapevole. L’acqua non è una merce, ma una risorsa primaria e identitaria; ogni scelta che la riguardi esige rigore tecnico, trasparenza istituzionale e responsabilità politica. In un tempo segnato da crisi climatiche ricorrenti e crescente scarsità idrica, la depurazione e il riuso delle acque reflue si configurano come una prova di maturità per il Mezzogiorno. La pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana del decreto del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, che destina 60 milioni di euro alle Regioni per il triennio 2025-2027, non si esaurisce nella dimensione formale di un atto amministrativo, ma assume il valore di una scelta di indirizzo che chiama le istituzioni territoriali a trasformare la gestione dell’acqua in leva strutturale di sviluppo sostenibile.
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