Campobasso, la forza del segno: l’incisione tra memoria e futuro - Osservatore Sannita su Zona Rossa WebTv
La XII Biennale dell’Incisione Italiana Contemporanea «Domenico Fratianni» conferma il valore di una tradizione artistica capace di rinnovarsi attraverso il dialogo tra generazioni. Dal Molise una riflessione sul patrimonio culturale, sulla formazione e sul ruolo delle città dell’Italia interna.
di Domenico Rotondi
La cultura non si misura soltanto dalla capacità di organizzare eventi, ma soprattutto dal patrimonio di conoscenze, esperienze e relazioni che riesce a trasmettere alle generazioni successive. È questa la considerazione che emerge dalla XII Biennale dell’Incisione Italiana Contemporanea «Domenico Fratianni», ospitata fino al 25 ottobre al Circolo Sannitico di Campobasso. Una manifestazione che, attraverso il linguaggio dell’arte incisoria, restituisce centralità al rapporto tra memoria, formazione e innovazione, dimostrando come anche le città dell’Italia interna possano contribuire autorevolmente alla produzione culturale nazionale.
Le 87 opere esposte testimoniano la vitalità di una disciplina che conserva intatto il proprio valore espressivo, pur confrontandosi con sensibilità e linguaggi contemporanei. La presenza di giovani artisti formatisi nelle Accademie di Belle Arti, accanto a incisori di consolidata esperienza, costituisce uno degli elementi qualificanti della rassegna. Non si tratta semplicemente di affiancare generazioni differenti, ma di favorire la continuità di un sapere artistico che trova nella conoscenza delle tecniche, nella sperimentazione e nella libertà creativa le condizioni del proprio rinnovamento.
L’incisione richiede pazienza, rigore e padronanza della materia. Ogni segno nasce da una scelta consapevole, da un procedimento che impone all’artista di misurarsi con il tempo e con la resistenza dei materiali. In una società dominata dalla rapidità della comunicazione visiva e dalla moltiplicazione delle immagini, questa disciplina conserva una peculiarità significativa: attribuisce valore al processo creativo prima ancora che al risultato. La sua contemporaneità non dipende, dunque, dall’abbandono della tradizione, ma dalla capacità di interpretarla attraverso nuove forme espressive.
La Biennale di Campobasso rappresenta un esempio concreto di questa continuità. Nata nel 2000 per iniziativa dell’artista e docente Domenico Fratianni, dopo l’incontro con Giorgio Trentin, promotore della Biennale dell’Incisione Italiana Contemporanea di Venezia, la manifestazione ha progressivamente consolidato il proprio ruolo nel panorama della grafica d’arte italiana. Nel corso delle precedenti edizioni ha favorito il confronto con esperienze internazionali e ha dedicato approfondimenti a protagonisti dell’incisione del Novecento, tra i quali Leonardo Castellani, Giuseppe Zigaina e Virgilio Tramontin. Particolarmente significativa è stata, nel 2022, la presentazione delle 111 incisioni di Carlo Carrà conservate dall’Archivio Carrà di Milano.
Questo percorso conferma la validità dell’intuizione originaria di Fratianni: costruire nel Molise un luogo di confronto artistico capace di collegare la realtà territoriale alle principali esperienze della cultura nazionale. Un’intuizione che conserva oggi una particolare attualità, soprattutto se considerata alla luce delle difficoltà che interessano molte aree interne del Paese, spesso penalizzate dalla concentrazione delle opportunità culturali, formative ed economiche nei maggiori centri urbani.
La cultura italiana, tuttavia, non nasce da un modello esclusivamente metropolitano. La sua ricchezza deriva storicamente dalla pluralità dei territori, dalla presenza di istituzioni diffuse e dalla capacità delle comunità locali di custodire e rinnovare tradizioni artistiche e intellettuali. Considerare le città di dimensioni contenute come realtà marginali significherebbe trascurare una componente essenziale dell’identità nazionale. La qualità della produzione culturale non dipende dalla consistenza demografica di un territorio, ma dalla solidità delle iniziative, dalla competenza di chi le promuove e dalla capacità di costruire relazioni durature.
In questa prospettiva, la Biennale assume un significato che supera quello di una pur qualificata esposizione. Il coinvolgimento delle Accademie italiane, da Torino a Palermo, insieme alle esperienze formative maturate presso istituzioni straniere, favorisce un confronto che riconosce ai giovani artisti un ruolo effettivo nella trasmissione e nell’evoluzione delle conoscenze. La formazione diventa così parte integrante della manifestazione, mentre l'incontro con gli incisori più esperti contribuisce a consolidare un dialogo indispensabile per la continuità della disciplina.
Un ulteriore elemento di rilievo riguarda il patrimonio progressivamente costituito attraverso le opere donate dagli artisti partecipanti. Nel corso degli anni, queste donazioni hanno dato vita a un fondo grafico destinato al Comune di Campobasso, che documenta una parte significativa della produzione incisoria italiana tra la fine del Novecento e i primi decenni del Duemila. Si tratta di un risultato che attribuisce alla Biennale una funzione culturale permanente, indipendente dalla durata delle singole edizioni.
È proprio su questo aspetto che dovrebbe concentrarsi una riflessione più ampia sulle politiche culturali del Paese. Troppo spesso il successo di una manifestazione viene valutato esclusivamente attraverso la partecipazione del pubblico o la visibilità ottenuta nell’immediato. Sono indicatori importanti, ma insufficienti a misurarne il valore nel tempo. Una politica culturale lungimirante dovrebbe considerare anche la capacità di produrre conoscenza, consolidare competenze, valorizzare archivi e collezioni e creare opportunità formative accessibili alle nuove generazioni.
Da questo punto di vista, il progetto della CasaViva dell’Incisione «Domenico Fratianni», concepita come sede permanente del fondo grafico, rappresenta una prospettiva di particolare interesse. L’obiettivo, sostenuto dall’Associazione Culturale che porta il nome del fondatore, si inserisce nel percorso di avvicinamento al 2029, decimo anniversario della sua scomparsa, e al 2030, trentennale della prima Biennale. La realizzazione di uno spazio stabile potrebbe consentire a Campobasso di rafforzare il proprio ruolo nella conservazione, nello studio e nella valorizzazione dell’incisione contemporanea, trasformando un patrimonio già costituito in una risorsa culturale continuativa.
La prospettiva merita attenzione anche per le sue possibili ricadute sul territorio. Un’istituzione culturale permanente, se sostenuta da un progetto scientifico e organizzativo adeguato, può favorire attività didattiche, collaborazioni accademiche, iniziative espositive e forme di turismo culturale. Non si tratta di attribuire automaticamente alla cultura effetti economici che richiedono programmazione e investimenti, ma di riconoscerne la capacità di contribuire alla qualità dello sviluppo territoriale.
L’esperienza di Campobasso dimostra, inoltre, quanto sia importante la continuità dell’impegno associativo. L’Associazione Culturale «Domenico Fratianni», presieduta da Annalisa Fratianni, prosegue un percorso che ha saputo mantenere vivo il rapporto tra l’eredità del fondatore e le esigenze della contemporaneità. È una responsabilità che non si esaurisce nella conservazione della memoria, ma richiede la capacità di tradurla in iniziative capaci di coinvolgere nuovi protagonisti.
La dodicesima edizione della Biennale offre, pertanto, l’occasione per affrontare una questione che riguarda l’intero sistema culturale italiano: come assicurare continuità alle esperienze artistiche nate nei territori, evitando che rimangano affidate esclusivamente alla disponibilità e alla determinazione dei singoli promotori? La risposta non può essere ricercata soltanto nell’organizzazione di nuove manifestazioni. Occorrono progettualità credibili, collaborazione tra istituzioni e associazioni, attenzione alla formazione e una visione che riconosca nel patrimonio culturale una componente strutturale della vita collettiva.
Il Molise, attraverso questa esperienza, propone un esempio significativo di ciò che può nascere dall'incontro tra competenza artistica, iniziativa civile e radicamento territoriale. Non una cultura ripiegata sulla celebrazione della propria identità, ma una realtà capace di confrontarsi con il Paese e con l'Europa, senza rinunciare alle proprie origini.
In fondo, è proprio questa la lezione più attuale dell’incisione: il segno conserva la memoria del gesto che lo ha prodotto, ma acquista significato attraverso lo sguardo di chi lo osserva e lo interpreta. Allo stesso modo, una tradizione culturale continua a vivere quando diventa patrimonio condiviso e offre alle nuove generazioni gli strumenti per elaborare linguaggi originali.
La Biennale «Domenico Fratianni» ricorda che la cultura non ha bisogno di inseguire modelli estranei alla propria storia per conquistare autorevolezza. Ha bisogno, piuttosto, di competenze, continuità e libertà intellettuale. Perché il futuro culturale dell’Italia dipenderà anche dalla capacità di riconoscere il valore delle esperienze che nascono lontano dai grandi centri e che, attraverso il lavoro e la qualità delle proprie iniziative, contribuiscono ad arricchire il patrimonio comune.



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