#INFORMA, Ordine dei Giornalisti del Molise - IL SANNIO RITROVA LA SUA VOCE: DALLA MEMORIA NASCE UNA RETE CULTURALE SENZA CONFINI
Ci sono manifestazioni che si esauriscono con il programma ufficiale e altre che continuano a produrre effetti anche dopo la conclusione. La quinta edizione di “Diamo voce ai Sanniti”, svoltasi poche settimane fa tra Sepino e Guardia Sanframondi, appartiene alla seconda categoria.
Il risultato più significativo non risiede soltanto nella qualità dei relatori o nel livello del confronto. Sta soprattutto nella capacità di avere messo in relazione persone, esperienze e territori diversi intorno a una storia comune, favorendo la nascita di una rete culturale sannita libera, spontanea e aperta, fondata sull’amore per l’archeologia, la memoria e il patrimonio valoriale delle antiche terre del Sannio.
Era l’approdo coerente di una rassegna che, giunta alla quinta edizione, aveva scelto un tema preciso: “Per la rinascita dei territori. Meno città, più territori”. Un titolo che spostava l’attenzione dal passato al futuro e assumeva la storia dell’antico Sannio come strumento per interrogare il presente delle aree interne.
Il primo appuntamento, ospitato al Museo del Matese di Sepino, ha affrontato il futuro del Parco Archeologico attraverso un confronto tra tutela, ricerca, comunicazione e sviluppo.
Il direttore del Parco Archeologico di Sepino, Enrico Rinaldi, ha illustrato prospettive e responsabilità connesse alla valorizzazione del sito. L’archeologo e docente universitario Gerardo Fratianni ha approfondito il rapporto tra conoscenza scientifica, patrimonio storico e crescita delle comunità locali.
Particolarmente significativo è stato l’intervento di Vincenzo Cimino, docente, giornalista e presidente dell’Ordine dei Giornalisti del Molise, che ha manifestato la disponibilità dell’Ordine a sostenere un percorso di collaborazione rivolto alla conoscenza e alla divulgazione del patrimonio storico, archeologico e culturale del Sannio. Da quella disponibilità è scaturita una sinergia importante tra cultura e informazione, destinata a rafforzare la visibilità e la capacità di racconto dei territori appenninici.
Il confronto, moderato dalla storica dell’arte e mediatrice culturale Nella Rescigno, si è aperto con i saluti istituzionali del sindaco di Sepino Paolo D’Anello e dell’assessore del Comune di Guardia Sanframondi Elda Chiara Del Vecchio, confermando sin dall’inizio la vocazione interterritoriale della rassegna.
Il secondo appuntamento, ospitato il 1° agosto nella sala convegni del Castello di Guardia Sanframondi, ha ampliato ulteriormente l’orizzonte.
Il procuratore della Repubblica di Benevento e scrittore Nicola D’Angelo, autore del romanzo storico Lo scudo di Kòra, ha intrecciato storia, letteratura e memoria civile. L’archeologo e docente universitario Gianfranco De Benedittis ha ricondotto il confronto alle radici profonde della civiltà sannita, mentre il giornalista e scrittore Nicola Mastronardi ha sviluppato una riflessione sull’identità italica e sulla necessità di restituire centralità culturale alle comunità dell’Appennino.
A moderare l’incontro è stato il giornalista Vittorio Vallone, che ha guidato il dibattito mantenendo costante il rapporto tra memoria storica e prospettiva contemporanea.
La serata, aperta dai saluti del sindaco di Guardia Sanframondi Raffaele Di Lonardo, ha registrato anche l’intervento di Pasquale Giordano, presidente di Sepino nel Cuore, in rappresentanza delle associazioni molisane promotrici della rassegna insieme all’Associazione culturale Togo Bozzi di Guardia Sanframondi.
Significative anche le presenze di Davide Iannelli, presidente di Italia Nostra Matese-Tammaro, e di Mariantonietta Romano, promotrice del Ver Sacrum di Bojano, che hanno confermato un interesse ormai capace di oltrepassare la dimensione dei singoli centri.
Sepino e Guardia Sanframondi hanno così dimostrato che la storia sannita può diventare una piattaforma contemporanea di confronto e di progettazione.
Il dato più interessante è maturato proprio nelle settimane successive. Si sono rafforzate relazioni tra associazioni, studiosi, giornalisti, operatori culturali e cittadini di diversi centri del Sannio appenninico, da Bojano e Pietrabbondante fino a Campochiaro, Cerro al Volturno, Amorosi e Piedimonte Matese.
Non nasce una nuova struttura burocratica. Prende forma, piuttosto, una rete culturale dei Sanniti, fondata sulla libera condivisione di un patrimonio storico e valoriale comune.
È questa la vera novità lasciata dalla quinta edizione.
Il Sannio storico non coincide con gli attuali confini amministrativi. Le divisioni regionali e provinciali appartengono alla geografia contemporanea; la storia, l’archeologia e le continuità culturali seguono percorsi più profondi.
Per questo comunità oggi separate possono riconoscersi dentro una narrazione più ampia senza rinunciare alle rispettive identità.
Nella stessa direzione si colloca l’evoluzione dell’Amorosi Archaeo Festival nel più ampio Sannio Archaeo Festival, progetto ideato e diretto dall’architetto Giovanni Ragone insieme alla Pro Loco di Amorosi. Anche il dialogo con il Ver Sacrum di Bojano conferma una tendenza sempre più evidente: costruire relazioni culturali di area vasta senza cancellare le specificità locali.
È questa la direzione da seguire.
Recuperare l’identità sannita non significa coltivare nostalgie né costruire contrapposizioni territoriali. Significa utilizzare una grande eredità storica per generare relazioni contemporanee.
Archeologia, musei, università, associazioni, informazione, paesaggio, cammini, produzioni locali, artigianato, editoria e turismo culturale possono concorrere a una strategia comune. Non per uniformare i territori, ma per metterli in relazione e renderne riconoscibile il valore.
Le aree interne hanno bisogno di questo cambio di prospettiva.
Non basta custodire il passato. Occorre renderlo leggibile, accessibile e capace di produrre conoscenza, attrattività e opportunità.
Un singolo sito archeologico può rappresentare una grande testimonianza. Una rete di siti, musei, borghi, paesaggi ed esperienze culturali può invece diventare un sistema territoriale riconoscibile.
La quinta edizione di “Diamo voce ai Sanniti” ha indicato questa possibilità.
Non servono nuovi confini. Servono relazioni.
La sinergia avviata con l’Ordine dei Giornalisti del Molise, insieme ai rapporti costruiti tra studiosi, associazioni, amministratori, operatori culturali e cittadini, dimostra che questa prospettiva può trasformarsi in un metodo stabile di collaborazione.
È probabilmente questa la lezione più attuale che arriva dall’antico Sannio: le comunità diventano più forti quando riescono a riconoscersi senza perdere autonomia e quando comprendono che il territorio non termina con il proprio confine amministrativo.
Sepino e Guardia Sanframondi hanno offerto un primo banco di prova.
Ora la sfida consiste nel trasformare quella relazione in progetto.
Non per ricostruire il Sannio di ieri, ma per dare forma, insieme, al Sannio di domani.













Commenti
Posta un commento