Olivicoltura delle terre alte, il valore della biodiversità appenninica tra paesaggio, alimentazione e salute - Osservatore Sannita su Zona Rossa WebTv
Da Pietrabbondante una riflessione sul futuro del Sannio e del Molise: tutelare il patrimonio ambientale, valorizzare le produzioni di qualità e promuovere una specifica identità agroalimentare per le terre alte dell'Appennino.
di Domenico Rotondi
La biodiversità dell'Appennino custodisce un patrimonio naturale e produttivo di straordinario valore, nel quale la qualità dell'ambiente, la tradizione agricola e la cultura alimentare concorrono a definire un rapporto essenziale tra territorio e salute umana. Un patrimonio che trova nell'olivicoltura delle terre alte sannite una delle sue espressioni più significative e che merita di essere tutelato attraverso politiche capaci di coniugare conoscenza scientifica, salvaguardia del paesaggio e sviluppo economico.
È questo il significato più profondo del partecipato convegno «Olio sannita e paesaggio. Il valore di un territorio», svoltosi a Pietrabbondante su iniziativa dell'amministrazione comunale, con il contributo organizzativo del consigliere Antenucci e la partecipazione di rappresentanti del mondo scientifico, agricolo e cooperativo.
La relazione del tecnologo alimentare Paolo Paolucci ha consentito di approfondire le proprietà antiossidanti dell'olio extravergine d'oliva, con particolare riferimento al ruolo dei composti fenolici e alla loro rilevanza nutrizionale. Un contributo che ha posto al centro del confronto il rapporto tra qualità delle produzioni, corretta alimentazione e tutela della salute, richiamando i principi della dieta mediterranea.
Gli interventi di Claudio Papa, presidente di Coldiretti Molise, Riccardo Terriaca, presidente di Confcooperative Molise, e Fabio Iannucci, presidente dell'Ente Parco Regionale Storico Agricolo dell'Olivo di Venafro, hanno esteso la riflessione alle prospettive economiche e sociali dell'olivicoltura appenninica, evidenziando l'importanza della cooperazione, della valorizzazione delle filiere locali e della conservazione del paesaggio produttivo.
Il nesso fondamentale risiede proprio nella relazione tra biodiversità, olivicoltura delle terre alte, qualità alimentare e salute umana. Le peculiarità ambientali dell'Appennino, determinate dall'altitudine, dalle condizioni climatiche, dalla composizione dei suoli e dalla varietà degli ecosistemi, possono contribuire a conferire alle produzioni olivicole caratteristiche distintive, la cui valorizzazione richiede adeguati riscontri scientifici e rigorosi sistemi di certificazione.
In questa prospettiva, la tutela della biodiversità non può essere disgiunta dalla presenza dell'uomo e dalla continuità delle attività agricole. Il paesaggio appenninico, infatti, non costituisce soltanto un patrimonio naturale da contemplare, ma rappresenta il risultato di una secolare interazione tra ambiente, lavoro e conoscenze tramandate attraverso le generazioni. Gli oliveti coltivati, i terrazzamenti e le sistemazioni agrarie testimoniano una civiltà produttiva che ha contribuito a preservare gli equilibri territoriali e che oggi rischia di essere compromessa dall'abbandono delle campagne.
Occorre, pertanto, restituire centralità economica e sociale all'agricoltura delle terre alte, favorendo la nascita di cooperative di comunità, rafforzando le filiere di prossimità e creando opportunità concrete per le giovani generazioni. La qualità agroalimentare deve tornare a rappresentare un fattore di sviluppo autonomo, capace di contrastare lo spopolamento e di sottrarre le produzioni locali alle logiche dell'omologazione commerciale e della speculazione internazionale.
La riflessione maturata a Pietrabbondante assume così un significato che supera i confini del Molise e investe il futuro dell'intero Sannio appenninico. Difendere l'olivicoltura significa preservare un paesaggio vivo, nel quale la cura della terra contribuisce alla salvaguardia della biodiversità e alla produzione di alimenti di elevata qualità nutrizionale. Significa, soprattutto, riconoscere che la salute umana è strettamente connessa alla salubrità dell'ambiente e alla qualità del cibo, secondo una concezione dello sviluppo che pone al centro il benessere delle comunità.
Da questa consapevolezza deve nascere un impegno preciso: battersi per il riconoscimento di una specifica denominazione di nicchia per l'olivicoltura delle terre alte appenniniche, fondata su criteri scientifici, ambientali e produttivi rigorosamente verificabili. L'Appennino, con la sua particolare conformazione orografica, costituisce una straordinaria barriera selettiva naturale, capace di determinare condizioni ecologiche peculiari e di favorire produzioni agroalimentari dalle caratteristiche distintive. Un patrimonio da valorizzare attraverso un'identità riconoscibile, che associ alla provenienza territoriale la certificazione della qualità e della genuinità alimentare.
Perché il futuro delle terre alte non può essere affidato alla sola conservazione della memoria, ma deve fondarsi sulla capacità di trasformare la biodiversità in una risorsa produttiva sostenibile, il lavoro agricolo in un'opportunità di crescita e la qualità dell'alimentazione in un investimento per la salute.
La sfida è restituire all'Appennino il valore della sua naturale vocazione selettiva, affinché salubrità ambientale, genuinità alimentare e tutela della salute umana diventino i fondamenti di una nuova civiltà produttiva delle terre alte.



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