La lezione dei Sanniti: libertà, merito e coscienza civile nella storia di un popolo - Osservatore Sannita su Zona Rossa WebTv
A Bojano, la presentazione del romanzo Lo scudo di Kòra di Nicola D'Angelo, promossa dall'Associazione Ver Sacrum, ha offerto l'occasione per rileggere la civiltà sannitica attraverso le sue istituzioni, il patrimonio archeologico e la lunga resistenza all'espansione romana. Una riflessione che, dalla centralità storica di Bovianum alla sacralità di Pietrabbondante, restituisce valore al contributo dei popoli italici nella formazione della storia italiana.
di Domenico Rotondi
La storia dei Sanniti non può essere circoscritta alle guerre combattute contro Roma, né interpretata esclusivamente attraverso il destino militare di un popolo che oppose una lunga resistenza all'espansione romana. Dietro quelle vicende emerge una civiltà dotata di proprie istituzioni, tradizioni religiose e forme di organizzazione politica, capace di esprimere un rapporto profondo tra libertà, appartenenza territoriale e responsabilità collettiva. È questa la prospettiva culturale emersa venerdì 9 ottobre a Bojano, nel corso della presentazione del romanzo Lo scudo di Kòra, scritto da Nicola D'Angelo, magistrato e uomo di cultura. L'incontro, promosso dall'Associazione Ver Sacrum presso Palazzo Colagrosso, ha offerto l'occasione per approfondire alcuni aspetti fondamentali della civiltà sannitica, collegando la narrazione letteraria alla riflessione storica e istituzionale.
Particolarmente significativo è stato il richiamo di D'Angelo all'organizzazione politica dei Sanniti, caratterizzata da forme di coordinamento tra comunità territoriali che conservavano proprie strutture istituzionali. Nel suo intervento, l'autore ha evocato anche il pensiero di Montesquieu, richiamando Lo spirito delle leggi e il tema delle organizzazioni federative. Una riflessione che ha posto al centro il rapporto tra autonomia e unità politica, insieme al valore attribuito al merito personale e alla disponibilità a mettere le proprie capacità al servizio della collettività. Nella lettura proposta da D'Angelo, la dignità dell'individuo trovava espressione nella responsabilità assunta verso la comunità, secondo una concezione del bene comune che conserva un evidente interesse civile. La struttura confederale sannitica consente, per analogia e senza ipotizzare discendenze istituzionali dirette, un confronto con esperienze federali maturate molti secoli dopo, tra le quali il modello cantonale svizzero. Il problema dell'equilibrio tra autonomie territoriali e ordinamento comune appartiene, infatti, a una riflessione politica che attraversa epoche e contesti storici differenti.
In questo quadro assume particolare importanza il ruolo di Bojano, l'antica Bovianum, uno dei principali centri dei Sanniti Pentri. La sua posizione ai piedi del Matese, lungo direttrici naturali di collegamento tra il massiccio montuoso, l'Appennino sannita e i territori dell'Isernino e del Fortore, ne evidenzia la centralità geografica e storica. Non si tratta soltanto di riconoscere il prestigio di un antico insediamento, ma di comprendere come la conformazione del territorio abbia contribuito a determinare relazioni economiche, politiche e militari. La geografia dell'Appennino, spesso considerata oggi un elemento di marginalità, costituì per le popolazioni italiche una componente essenziale dell'organizzazione territoriale e della difesa delle rispettive autonomie.
La stessa profondità culturale trova una testimonianza straordinaria nel complesso monumentale di Pietrabbondante, al quale D'Angelo ha dedicato un passaggio del proprio intervento. Il teatro, il tempio e le strutture del santuario restituiscono la dimensione religiosa e pubblica di un luogo nel quale il culto si intrecciava con la vita istituzionale. L'armonia delle soluzioni architettoniche, la disposizione degli edifici e il rapporto con il paesaggio conferiscono all'area archeologica un valore che supera la semplice monumentalità. Pietrabbondante rappresenta una delle espressioni più significative della civiltà sannitica e, al tempo stesso, un patrimonio la cui conoscenza continua ad arricchirsi attraverso la ricerca archeologica. La sacralità del luogo, ancora percepibile nella solennità delle sue strutture, testimonia la capacità di quella società di attribuire agli spazi pubblici un significato religioso, politico e comunitario.
Un ulteriore approfondimento ha riguardato la guerra sociale, combattuta tra il 91 e l'88 avanti Cristo, durante la quale numerose popolazioni italiche rivendicarono nei confronti di Roma il riconoscimento della cittadinanza e dei diritti connessi alla partecipazione politica. D'Angelo ha richiamato la particolare determinazione dei Sanniti, sottolineando come la loro resistenza si fosse protratta anche quando altri alleati avevano progressivamente abbandonato il conflitto. La vicenda, tuttavia, non può essere interpretata soltanto come una guerra per l'acquisizione di uno status giuridico. Essa investì il rapporto tra autonomia, rappresentanza e appartenenza a un ordinamento politico più ampio, mentre il successivo protrarsi dell'opposizione sannitica, fino alle guerre civili romane, confermò la complessità di una contrapposizione che non si esaurì con l'estensione della cittadinanza agli Italici. In questa lunga stagione storica, la difesa della libertà assunse significati differenti, intrecciando aspirazioni collettive, interessi territoriali e volontà di conservare una propria identità politica.
È proprio il rapporto tra destino individuale e appartenenza comunitaria a costituire uno degli elementi centrali del romanzo Lo scudo di Kòra. Come ho avuto modo di evidenziare nella recensione pubblicata dall'Associazione culturale La Terra, nell'ambito delle attività legate a Cammina, Molise!, l'opera di Nicola D'Angelo utilizza la narrazione storica per interrogarsi sulla libertà, sul potere e sulla memoria di quanti rischiano di essere dimenticati. La protagonista, una guerriera sannita collocata sullo sfondo delle guerre contro Roma, affronta le difficoltà del conflitto e i condizionamenti di una società nella quale il ruolo femminile incontra limiti e pregiudizi. La sua vicenda assume così un valore simbolico che supera la dimensione epica, restituendo centralità alla dignità della persona e alla capacità di opporsi a un destino apparentemente già scritto.
La letteratura storica trova una delle proprie ragioni culturali nella possibilità di avvicinare il lettore a epoche lontane, senza pretendere di sostituire l'immaginazione narrativa alla documentazione scientifica. In questo equilibrio risiede l'interesse dell'opera di D'Angelo, che contribuisce a riportare l'attenzione su una civiltà troppo spesso conosciuta attraverso il racconto delle campagne militari romane, anziché mediante lo studio delle sue istituzioni e delle testimonianze materiali che ne documentano la complessità.
La serata di Bojano ha assunto ulteriore significato grazie all'impegno dell'Associazione Ver Sacrum, presieduta da Claudia Patricelli, e al coinvolgimento delle istituzioni e delle realtà associative del territorio. L'incontro, introdotto e coordinato da Mariantonietta Romano, ha visto la partecipazione del sindaco Carmine Ruscetta e dell'assessora comunale alla Cultura Raffaella Columbro, nel quadro di una collaborazione che ha coinvolto il Comune di Bojano, la Via Micaelica Molisana, il Lions Club Bojano e l'Archeoclub d'Italia, sezione di Bojano. La presenza di queste organizzazioni ha confermato l'importanza di un associazionismo culturale capace di promuovere occasioni di conoscenza e confronto, valorizzando il patrimonio storico senza ridurlo a una rappresentazione meramente celebrativa.
Il significato dell'iniziativa assume particolare attualità se rapportato alle condizioni delle comunità appenniniche, oggi chiamate ad affrontare le conseguenze dello spopolamento, dell'indebolimento dei servizi e della perdita di centralità economica. La conoscenza della storia non può risolvere, da sola, problemi strutturali di questa portata, ma può contribuire a rafforzare una coscienza territoriale indispensabile per riconoscere il valore dei luoghi e delle loro risorse culturali. Occorre, tuttavia, evitare che il richiamo alle antiche civiltà si trasformi in un esercizio nostalgico o in una contrapposizione artificiosa tra passato e presente. La storia dei Sanniti appartiene alla vicenda complessiva della Penisola e merita di essere studiata nella propria autonomia, riconoscendo il contributo delle popolazioni italiche alla formazione della civiltà italiana.
L'incontro promosso dall'Associazione Ver Sacrum ha avuto il merito di riportare al centro dell'attenzione questo patrimonio, attraverso il dialogo tra letteratura, ricerca storica e partecipazione civile. Il romanzo di Nicola D'Angelo ha rappresentato il punto di partenza di una riflessione più ampia sul significato della libertà, sulla responsabilità di chi esercita funzioni pubbliche e sul rapporto tra le comunità e la terra alla quale appartengono.
La lezione che emerge dalla storia sannitica non consiste nella ricerca di improbabili modelli politici da riprodurre nel presente, ma nella consapevolezza che ogni civiltà debba essere compresa attraverso le proprie istituzioni, i valori che ne hanno orientato l'esistenza e le testimonianze che ha lasciato. In questa prospettiva, la conoscenza del passato diventa uno strumento di maturazione culturale, capace di sottrarre la memoria alle semplificazioni e di restituirle il rigore necessario per comprendere la complessità della storia.
La civiltà sannitica non ha bisogno di essere trasformata in leggenda per rivendicare il proprio posto nella storia italiana. È sufficiente conoscerne la profondità, riconoscerne l'eredità e comprendere che la dignità di un popolo non si misura soltanto attraverso le sue vittorie, ma anche nella capacità di difendere la libertà, organizzare la vita collettiva e lasciare alle generazioni successive un patrimonio di conoscenze e valori.



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