Da Solopaca a Guardia Sanframondi, la fotografia custodisce l’identità del Sannio

 


L’impegno culturale di Cosimo Petretti tra memoria collettiva, paesaggio e tradizione vitivinicola. Dopo la mostra «Solopachesi», si prepara la seconda edizione del premio nazionale «L’oro di Guardia». La Stazione ferroviaria della Falanghina può aprire una nuova stagione per l’enoturismo e la valorizzazione dei comuni storici dell’Appennino sannita.

di Domenico Rotondi

Un territorio non vive soltanto nelle sue architetture, nei paesaggi o nelle attività produttive. La sua identità si riconosce soprattutto nelle persone che ne custodiscono la memoria e tramandano, attraverso le generazioni, il patrimonio di esperienze sul quale si fonda la vita delle comunità. È questo il significato più profondo della mostra fotografica «Solopachesi», realizzata da Cosimo Petretti nell’ambito delle celebrazioni per il sessantesimo anniversario della Cantina di Solopaca.

L’iniziativa, ospitata lo scorso settembre, ha rappresentato un nuovo capitolo dell’impegno che il fondatore del Circolo Fotografico Sannita porta avanti da oltre trent’anni per promuovere il patrimonio ambientale, paesaggistico e produttivo della provincia di Benevento. Un percorso nel quale la passione per la fotografia si accompagna a una sensibilità sociale maturata nel solco di un’antica tradizione familiare, profondamente legata ai valori del lavoro, della solidarietà e della cooperazione.

Per Petretti, Solopaca non è semplicemente il luogo dell’adolescenza. È il paese nel quale ha scoperto la fotografia, ottenendo negli anni Ottanta il primo riconoscimento artistico. Tornarvi per ritrarre gli abitanti ha significato ripercorrere una parte della propria esistenza, ritrovare amicizie e consegnare alla memoria collettiva volti che raccontano la storia di una comunità.

Particolarmente significativa è stata la dedica della mostra alla madre e allo zio Roberto Costanzo, ricordato da Petretti per il contributo offerto alla nascita delle esperienze cooperative vitivinicole di Solopaca e Guardia Sanframondi. Un legame familiare che richiama una stagione nella quale l'associazionismo agricolo contribuì a trasformare il lavoro dei produttori in un progetto economico e sociale condiviso.

Le immagini raccolte hanno assunto così un valore che supera la dimensione artistica. Fotografare le persone significa riconoscerne il ruolo nella costruzione dell'identità locale, soprattutto nei comuni dell'entroterra, dove lo spopolamento rischia di interrompere la trasmissione della memoria tra le generazioni.

Dalla recente esperienza di Solopaca, l'attenzione si sposta ora verso Guardia Sanframondi, dove è prevista la seconda edizione del concorso fotografico nazionale «L'oro di Guardia», promosso dal Circolo Fotografico Sannita insieme alla Cantina sociale La Guardiense.

La prima edizione aveva richiamato autori provenienti da diverse regioni italiane, con opere dedicate al paesaggio, al lavoro agricolo, all'innovazione tecnologica e all'ambiente. Le fotografie acquisite avevano inoltre consentito di avviare una fototeca destinata a documentare l'evoluzione del territorio vitivinicolo.

Il nuovo appuntamento potrà consolidare questa esperienza, rafforzando il rapporto tra produzione culturale e identità agricola. Non si tratta soltanto di valorizzare l'immagine di Guardia Sanframondi, ma di contribuire alla conoscenza di un sistema territoriale nel quale la viticoltura costituisce una componente essenziale dell'economia e della storia sociale.

Solopaca e Guardia Sanframondi, pur conservando caratteristiche differenti, condividono una tradizione produttiva che ha trovato nella Falanghina uno dei suoi principali elementi di riconoscibilità. Il lavoro delle cantine cooperative, dei viticoltori e delle imprese ha favorito la crescita qualitativa del settore, consentendo ai vini sanniti di conquistare nuovi spazi sui mercati.

A questa affermazione commerciale deve tuttavia corrispondere una strategia capace di rendere maggiormente riconoscibili e accessibili i luoghi della produzione.

È in tale prospettiva che assume rilievo il progetto della Stazione ferroviaria della Falanghina, concepito per favorire lo sviluppo dell'enoturismo ferroviario e collegare la mobilità sostenibile alla conoscenza del patrimonio storico, culturale e paesaggistico del Sannio appenninico.

L'obiettivo è offrire ai visitatori un punto di accesso al distretto vitivinicolo, dal quale raggiungere le cantine e i comuni storici dell'entroterra attraverso collegamenti e itinerari organizzati. Una prospettiva che potrebbe ampliare le opportunità turistiche, valorizzando le produzioni locali insieme alle testimonianze architettoniche, archeologiche e ambientali.

La qualità del vino, infatti, rappresenta soltanto una parte dell'esperienza che un territorio può offrire. Il visitatore deve poter conoscere anche la storia dei luoghi, il lavoro dei produttori e le tradizioni che hanno accompagnato lo sviluppo della viticoltura.

Per raggiungere questo obiettivo occorrono investimenti, servizi adeguati e una collaborazione stabile tra amministrazioni comunali, imprese e operatori culturali. La Stazione della Falanghina potrebbe costituire un elemento importante di tale strategia, purché inserita in un sistema di collegamenti realmente funzionale.

In questo scenario, la fotografia può svolgere una funzione di particolare interesse. Le immagini dei vigneti, delle vendemmie, delle cantine e dei centri storici permettono di raccontare il territorio attraverso testimonianze immediate, capaci di avvicinare il pubblico alla sua realtà produttiva e culturale.

È il filo che unisce la mostra di Solopaca alla prossima edizione de «L'oro di Guardia»: due iniziative distinte, accomunate dalla volontà di riconoscere nella memoria e nel paesaggio risorse fondamentali per la crescita delle comunità.

L'impegno trentennale di Cosimo Petretti dimostra come la promozione culturale possa contribuire alla valorizzazione delle economie locali senza rinunciare alla dimensione umana e sociale che ne costituisce il fondamento.

Il Sannio dispone di un patrimonio che merita di essere conosciuto attraverso una visione capace di superare i confini amministrativi. La Falanghina rappresenta un elemento di identità produttiva, la ferrovia può favorire nuove forme di accessibilità e la fotografia offre uno strumento per documentare e diffondere la conoscenza dei luoghi.

La sfida consiste nel trasformare queste risorse in opportunità concrete, evitando che iniziative meritevoli rimangano esperienze isolate.

Da Solopaca a Guardia Sanframondi emerge, dunque, una prospettiva che riguarda l'intero Appennino sannita: costruire il futuro dei comuni storici partendo dalla loro identità, dalla qualità delle produzioni e dal patrimonio umano che ne ha accompagnato la storia.

Perché la valorizzazione di un territorio non comincia dalla sua promozione pubblicitaria, ma dalla consapevolezza di ciò che rappresenta e dalla capacità delle comunità di riconoscerne il valore. 




 


Solopaca, borgo antico Festa dell'Uva - Solopaca

Commenti