Ver Sacrum, Bojano ritrova le radici del Sannio - Osservatore Sannita su Zona Rossa WebTv

 


Il 12 settembre la XXIV edizione della rievocazione dedicata alla fondazione di Bovaianom e alla Guerra Sociale. Dalla memoria dei Pentri un patrimonio culturale che unisce le terre dell’antico Sannio

di Domenico Rotondi

La storia torna a farsi racconto collettivo ai piedi del Matese. Sabato 12 settembre Bojano ospiterà la XXIV edizione del Ver Sacrum, la rievocazione promossa dall’Associazione Ver Sacrum Bojano che ripercorrerà, attraverso il corteo storico e la rappresentazione in costumi d’epoca, un lungo arco temporale, dalla fondazione della sannitica Bovaianom alla Guerra Sociale. Il corteo partirà alle 18 da traversa via G. Pallotta; alle 20.30, Piazza Roma accoglierà la rappresentazione.

Il titolo della manifestazione rinvia alla Primavera Sacra, il rito migratorio che la tradizione antica collega all’origine di alcune popolazioni italiche. Secondo il racconto riferito ai Sanniti, gruppi di giovani consacrati agli dèi avrebbero lasciato la terra d’origine per raggiungere nuovi territori, seguendo un animale sacro. Nella tradizione relativa a Bojano, il protagonista simbolico della migrazione è il bue, al quale viene ricondotta anche la denominazione osca Bovaianom, cui corrisponderà in età romana la forma latina Bovianum.

La distinzione non risponde soltanto a un’esigenza terminologica. Bovaianom appartiene alla dimensione sannitica e osca evocata dalla manifestazione, mentre Bovianum è la forma latina affermatasi successivamente. Recuperare la prima denominazione significa, dunque, ricondurre il racconto alle sue radici culturali, senza sovrapporre la tradizione delle origini alle successive trasformazioni storiche.

Bojano occupa un posto centrale nella storia dei Pentri, una delle principali componenti del mondo sannitico, insediata nel cuore dell’Appennino centro-meridionale. La geografia dell’antico Sannio superava ampiamente gli attuali confini regionali e comprendeva comunità e territori oggi distribuiti fra Molise, Campania e Abruzzo. È questa dimensione sovraregionale a conferire al Ver Sacrum un significato che oltrepassa la memoria locale e restituisce profondità storica a una trama territoriale ancora riconoscibile attraverso le testimonianze archeologiche e culturali.

La rappresentazione condurrà il racconto sino alla Guerra Sociale, momento decisivo nel lungo rapporto tra Roma e le popolazioni italiche. Fu allora che la questione della cittadinanza e della partecipazione politica sfociò in un conflitto destinato a modificare gli equilibri della penisola. Il Ver Sacrum mette così in relazione la tradizione delle origini, l’autonomia delle comunità sannitiche e il complesso processo storico che ne accompagnò la successiva integrazione nel sistema romano.

La XXIV edizione è stata preceduta quest’anno da un qualificato momento di approfondimento. Il 13 agosto, a Palazzo Santoro, l’incontro Aspettando il Ver Sacrum 2026 ha avuto come protagonista Gianfranco De Benedittis, archeologo e studioso del mondo sannitico, intervenuto sul volume I Sanniti e la guerra. Il confronto, coordinato da Mariantonietta Romano, ha suscitato l’interesse del pubblico cittadino e ha registrato la partecipazione di numerosi cultori della storia sannitica provenienti da diversi centri dell’antico Sannio.

Una partecipazione significativa, perché ha restituito concretezza a una consapevolezza storica che travalica le odierne delimitazioni amministrative. L’antico Sannio si estendeva ben oltre gli attuali confini molisani e trovava nell’identità dei Pentri uno dei suoi riferimenti fondamentali. La presenza di studiosi e appassionati provenienti da territori differenti ha così confermato la vitalità di una memoria condivisa, capace ancora oggi di mettere in relazione comunità appartenenti a regioni diverse.

In questo percorso assume particolare rilievo l’impegno di Mariantonietta Romano e Claudia Patricelli, ricercatrici e appassionate che hanno contribuito alla continuità del Ver Sacrum, coniugando approfondimento storico, divulgazione e partecipazione. Anche l’edizione 2026 si inserisce in questa prospettiva, riaffermando il valore della conoscenza come strumento attraverso il quale una comunità può custodire la propria memoria senza ridurla a una semplice celebrazione del passato.

È questo, probabilmente, il significato più attuale dell’appuntamento bojanese. Recuperare la memoria sannitica non significa coltivare nostalgie né costruire artificiose contrapposizioni con il presente. Significa riconoscere nell’Appennino una trama di relazioni più antica delle odierne delimitazioni amministrative e restituire alle aree interne una storia capace di diventare patrimonio condiviso.

Quando, il 12 settembre, il corteo attraverserà Bojano e la rappresentazione raggiungerà Piazza Roma, il Ver Sacrum tornerà a raccontare una vicenda lontana nel tempo. Ricorderà, soprattutto, che la storia dei Sanniti non appartiene a un solo luogo: appartiene a una terra antica e plurale, della quale Bojano e l’identità dei Pentri continuano a rappresentare riferimenti essenziali. 




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