Ver Sacrum, Bojano restituisce voce all’antico Sannio - Osservatore Sannita

 






Ieri sera Bojano non ha semplicemente rievocato la propria storia: l’ha riportata sulla scena attraverso il lavoro, la passione e lo straordinario impegno di quanti hanno dato vita alla XXIV edizione del Ver Sacrum.

Dal corteo storico alla rappresentazione in Piazza Roma, l’antica Bovaianom, cuore del Sannio pentro, è tornata simbolicamente a vivere attraverso costumi, rituali, musica e interpretazioni che hanno ripercorso il cammino della civiltà sannita, dalla Primavera Sacra alla Guerra Sociale.

Dietro la forza evocativa della rappresentazione si è rivelato, tuttavia, soprattutto un patrimonio umano. Organizzatori, attori, figuranti, musicisti, tecnici, collaboratori e volontari hanno dedicato tempo, energie e competenze a un progetto che ha richiesto preparazione, prove e un lavoro collettivo ben più lungo della durata dello spettacolo. Il loro merito è stato quello di trasformare la memoria storica in una narrazione corale, nella quale la comunità non è rimasta semplice spettatrice, ma è diventata protagonista consapevole delle proprie radici.

Un riconoscimento particolare va all’Associazione Ver Sacrum Bojano, alla presidente e regista Claudia Patricelli, all’aiuto regia Salvatore Manna, al direttore musicale Piermarino Spina e a Mariantonietta Romano, che ha curato la consulenza scientifica, assicurando alla rappresentazione il necessario riferimento alla ricerca e al rigore storico. Intorno a loro, il contributo di quanti hanno lavorato davanti e dietro la scena ha consentito di coniugare partecipazione popolare, ricostruzione storica e capacità narrativa.

È proprio in questa dimensione che il Ver Sacrum supera i confini della rievocazione. La manifestazione diventa un esercizio di memoria civile attraverso il quale un territorio riconosce le proprie origini, le interpreta nel presente e le consegna alle nuove generazioni.

Bojano ha ricordato così che la civiltà sannita non rappresenta una pagina marginale dell’Italia preromana, ma una delle esperienze politiche, sociali e culturali che contribuirono a definire la complessa identità della penisola antica. Una memoria che ancora oggi attraversa il Matese e l’Appennino sannita, unendo idealmente comunità separate dai confini amministrativi, ma legate da una storia condivisa.

Il valore della serata risiede allora anche nella dedizione di chi ha lavorato perché quella storia tornasse a camminare tra le persone. Custodire una tradizione non significa cristallizzarla nel passato, ma studiarla, rispettarla e renderla comprensibile al presente.

A Bojano, ieri sera, l’antico Sannio non è stato soltanto rappresentato: è tornato a essere memoria viva di una comunità e parte della storia d’Italia. 


Domenico Rotondi 







































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