Pietracatella, la memoria dei luoghi diventa poesia nel «Pane d’acqua» di Luigi Pizzuto - Osservatore Sannita su Zona Rossa WebTv

 


Alla Biblioteca comunale la presentazione del volume pubblicato da Editrice Lampo. Il lago di Occhito, la civiltà contadina e il paesaggio molisano diventano materia poetica di una riflessione sull’identità, sulla memoria e sul rapporto fra uomo e natura

di Domenico Rotondi

Vi sono luoghi che appartengono alla geografia e altri che, pur continuando a esistere nella loro consistenza materiale, finiscono per abitare soprattutto la memoria. È lungo questo confine, sottile ma riconoscibile, che si muove Pane d’acqua di Luigi Pizzuto, il volume pubblicato da Editrice Lampo che sarà presentato venerdì 4 settembre, alle ore 18, nella Biblioteca comunale di Pietracatella.

L’incontro offrirà l’occasione per approfondire un’opera nella quale poesia, paesaggio e identità territoriale si intrecciano senza indulgere alla semplice rappresentazione nostalgica del passato. Pizzuto affida infatti all’acqua una funzione che oltrepassa il dato naturalistico: essa diventa elemento originario, memoria, attraversamento, continuità. Il lago di Occhito, riferimento geografico e simbolico della raccolta, accompagna così lo sguardo verso i paesaggi del Molise e del Subappennino dauno, mettendo in relazione natura, animali, lavoro, tradizioni e comunità.

Già il titolo, Pane d’acqua, racchiude una precisa dichiarazione poetica. Pane e acqua appartengono al lessico dell’essenziale, a quella dimensione primaria dell’esistenza nella quale la vita quotidiana conserva ancora un rapporto immediato con la terra e con il lavoro dell’uomo. Il pane rimanda al grano, alla semina, all’attesa, alla fatica; l’acqua richiama invece la vita, il movimento, la trasformazione. Accostate, le due immagini finiscono per comporre una metafora di particolare efficacia: quella di una civiltà fondata sulla sobrietà, sull’appartenenza e sulla capacità di affidare alla speranza anche le stagioni più difficili.

È proprio in questa dimensione che l’opera di Pizzuto trova uno dei suoi motivi di maggiore interesse. Il paesaggio non costituisce un fondale ornamentale e il mondo contadino non viene ridotto a un repertorio di immagini oleografiche. La natura, il lavoro, gli animali e le consuetudini comunitarie diventano piuttosto frammenti di un universo che la parola poetica tenta di sottrarre alla dispersione del tempo. Il territorio, in questa prospettiva, non è soltanto ciò che circonda l’uomo, ma ciò che contribuisce a formarlo, lasciandogli in eredità linguaggi, gesti, memorie e appartenenze.

Nato a Colletorto nel 1953, Luigi Pizzuto ha dedicato una parte significativa della propria attività alla poesia, alla storia locale e alla valorizzazione del patrimonio culturale molisano. La sua produzione comprende numerosi volumi nei quali il rapporto con il territorio e con la memoria collettiva costituisce un motivo ricorrente. Pane d’acqua si inserisce coerentemente in questo percorso: la geografia diventa materia della scrittura e la memoria, attraverso la parola, acquista una dimensione che supera l’esperienza individuale.

È questo, del resto, uno degli aspetti che consentono al libro di oltrepassare i confini della rappresentazione locale. I paesaggi molisani da cui muove Pizzuto appartengono a una geografia precisa, ma i temi che li attraversano hanno una portata più ampia: il rapporto fra l’uomo e la natura, la necessità di riconoscersi in una comunità, il trascorrere del tempo, la perdita e la conservazione della memoria. La poesia nasce dai luoghi, dunque, senza rimanerne prigioniera.

A Pietracatella l’autore dialogherà con il professor Luciano Pasquale, docente di filosofia. Ad aprire l’incontro saranno i saluti dell’assessore alla Cultura Irene Di Vita e di Paola Pasquale, in rappresentanza della Pro Loco Pietramurata. La Biblioteca comunale diventerà così lo spazio di un confronto nel quale letteratura e territorio potranno incontrarsi evitando quella contrapposizione, spesso artificiosa, tra cultura nazionale e dimensione locale.

L’appuntamento assume inoltre un significato particolare se osservato dalla prospettiva delle aree interne. Troppo spesso questi territori vengono descritti attraverso il linguaggio della sottrazione: abitanti che diminuiscono, servizi che arretrano, distanze che aumentano. Accanto alla geografia economica e demografica ne esiste tuttavia un’altra, meno immediatamente misurabile, costituita dal patrimonio di parole, paesaggi, conoscenze e memorie che i piccoli centri continuano a custodire.

La letteratura non può arrestare da sola lo spopolamento né risolvere le fragilità strutturali di un territorio. Può però concorrere a evitare che alla perdita materiale si aggiunga quella, ancora più profonda, della consapevolezza di sé. È in questa capacità di riconoscere e restituire significato ai luoghi che la scrittura può conservare una funzione civile, oltre che estetica.

Pane d’acqua suggerisce, in fondo, una riflessione che riguarda il Molise ma si estende all’Italia dei paesi e delle comunità minori: custodire le radici non significa rifugiarsi nel passato, bensì comprendere ciò che del passato merita di essere consegnato al futuro. È qui che memoria e nostalgia si separano. La nostalgia contempla ciò che non ritorna; la memoria, invece, interroga ciò che rimane e prova a riconoscerne il valore.

Domani, nella Biblioteca comunale di Pietracatella, il lago di Occhito entrerà idealmente insieme ai campi, al pane, all’acqua e alle voci di una civiltà che ha conosciuto la durezza del lavoro senza smarrire il sentimento dell’appartenenza. La poesia di Luigi Pizzuto proverà a ricomporne le tracce, ricordando che un libro, talvolta, non si limita a raccontare un territorio: può aiutare una comunità a riconoscersi nella propria voce




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