Eros e Qabbalah, quando il desiderio diventa una forma del cosmo - #recensioni #Osservatore #Sannita

 


Nel saggio di Moshe Idel la relazione tra maschile e femminile attraversa antropologia, mistica e teurgia. L’eros non costituisce una parentesi profana del sacro, ma uno dei linguaggi attraverso i quali la tradizione cabbalistica ha pensato l’unità, la separazione e la ricomposizione della realtà

di Domenico Rotondi


Esistono libri nei quali un tema apparentemente circoscritto finisce per dischiudere un’intera visione del mondo. Eros e Qabbalah di Moshe Idel appartiene a questa categoria.

Il suo oggetto è l’eros nella mistica ebraica; il suo campo d’indagine, tuttavia, è assai più vasto e riguarda il modo in cui la tradizione cabbalistica ha pensato il rapporto fra unità e molteplicità, maschile e femminile, umano e divino, desiderio e rito.

Il lettore si trova così di fronte non a una storia della sessualità intesa secondo categorie contemporanee, né a una ricostruzione incline all’esotismo, ma a un’indagine storico-religiosa nella quale l’elemento erotico diventa una chiave interpretativa della struttura stessa del reale.

L’edizione italiana, pubblicata da Adelphi nel 2007 nella collana Il ramo d’oro e curata da Elisabetta Zevi, segue l’originale inglese Kabbalah and Eros, apparso per Yale University Press nel 2005.

La stessa collocazione editoriale aiuta a comprendere la natura dell’opera: un saggio specialistico, sostenuto da un vasto apparato di fonti e, nello stesso tempo, capace di affrontare questioni che oltrepassano i confini degli studi cabbalistici.

Dal racconto della creazione alla dimensione divina

Idel attraversa un arco molto ampio della letteratura mistica ebraica, seguendone trasformazioni, continuità e divergenze. La sua ricerca evita soprattutto un equivoco: considerare la Qabbalah come un sistema unitario e immobile.

Al contrario, ciò che emerge è una pluralità di scuole, testi e interpretazioni che, nel corso dei secoli, hanno attribuito significati differenti al rapporto fra il maschile e il femminile.

Il punto di partenza è antico e decisivo. Il racconto della creazione dell’essere umano, la separazione di Adamo ed Eva e la lunga fortuna esegetica del Cantico dei Cantici consentirono alla riflessione ebraica di elaborare un lessico nel quale differenza e unione non riguardavano soltanto l’esperienza individuale.

La polarità sessuata poteva riflettersi, secondo differenti correnti e interpretazioni, nei livelli superiori della realtà. Il maschile e il femminile divennero così anche categorie simboliche e teosofiche mediante le quali rappresentare la dinamica del divino.

L’unione terrena e la Shekhinah

È su questo terreno che Eros e Qabbalah raggiunge uno dei suoi nuclei interpretativi più impegnativi.

Nelle tradizioni esaminate da Idel, l’unione coniugale può assumere un significato che oltrepassa la sfera privata. L’azione umana viene concepita, in determinati contesti cabbalistici, come capace di produrre effetti nella sfera superiore.

Il rapporto sessuale, quando è inscritto nell’ordine religioso e rituale, può pertanto acquistare una valenza teurgica: l’unione terrena concorre simbolicamente alla ricomposizione delle polarità divine e, in alcune formulazioni, all’unione tra la dimensione maschile della divinità e la Shekhinah, la Presenza divina tradizionalmente connotata al femminile.

Sarebbe, però, riduttivo trasformare questa concezione in una formula valida indistintamente per l’intera Qabbalah.

Uno dei maggiori meriti metodologici di Idel consiste proprio nel sottrarsi alle interpretazioni eccessivamente compatte della mistica ebraica. Lo studioso insiste sulla pluralità dei modelli, sulle stratificazioni storiche e sulle differenze fra autori, scuole e contesti.

La Qabbalah che emerge dalle sue pagine non appare, dunque, come un edificio monolitico, ma come una costellazione di interpretazioni.

Anche l’eros muta funzione e significato: può assumere carattere cosmico, simbolico, rituale o teurgico; può riferirsi all’androginia originaria, alla relazione matrimoniale, alla struttura delle potenze divine oppure alla tensione mistica verso una ricomposizione dell’unità.

Quando il corpo incontra il sacro

In questa prospettiva, Eros e Qabbalah affronta una questione centrale nella storia delle religioni: il modo in cui il corpo, anziché essere necessariamente considerato l’opposto dello spirito, possa diventare luogo di significazione religiosa.

Idel mostra come, in una parte rilevante della tradizione mistica ebraica, la corporeità non venga semplicemente espulsa dall’orizzonte del sacro.

Il desiderio deve essere disciplinato, interpretato e collocato entro un ordine religioso; proprio per questo, però, può assumere un significato che coinvolge la struttura del cosmo.

L’eros diventa allora un linguaggio della relazione: ciò che avvicina senza cancellare la differenza e ricompone senza negare la pluralità.

Il confronto con altre tradizioni del pensiero occidentale amplia ulteriormente l’orizzonte dell’opera. Dalla riflessione greca sull’eros alle successive elaborazioni simboliche, la relazione fra gli opposti ha rappresentato uno dei grandi strumenti concettuali attraverso i quali sono stati pensati la generazione, l’armonia e il conflitto.

Idel inserisce la specificità cabbalistica in questa storia più vasta senza dissolverla in essa, preservandone caratteristiche, linguaggi e genealogie.

Moshe Idel e il rinnovamento degli studi sulla Qabbalah

La forza del volume risiede soprattutto nel metodo.

Moshe Idel, tra i maggiori studiosi contemporanei della mistica ebraica, ha contribuito in maniera decisiva al rinnovamento degli studi sulla Qabbalah attraverso un approccio comparativo e fenomenologico, particolarmente attento alla varietà delle esperienze, dei testi e delle tradizioni.

Nato in Romania nel 1947 e trasferitosi in Israele nel 1963, ha insegnato alla Hebrew University of Jerusalem, dove ha ricoperto la cattedra Max Cooper di Pensiero ebraico. Nel 1999 gli è stato conferito l’Israel Prize for Jewish Thought.

Il suo percorso accademico internazionale e una produzione scientifica ormai fondamentale per gli studi sulla mistica ebraica spiegano la profondità dell’indagine proposta in queste pagine.

Questa impostazione, già riconoscibile in opere fondamentali come Kabbalah: New Perspectives, ritorna in Eros e Qabbalah con particolare efficacia.

Idel non cerca un’unica essenza della mistica ebraica, ma ricostruisce famiglie di concetti e pratiche, ne segue le trasformazioni e mette in evidenza convergenze e divergenze. È una scelta metodologica importante perché impedisce di leggere secoli di elaborazione religiosa attraverso una sola categoria interpretativa.

Un libro esigente, lontano dalle semplificazioni

Il risultato è un libro esigente. La densità delle fonti, dei riferimenti e delle distinzioni concettuali richiede un lettore disposto a procedere senza fretta.

Ma proprio questa complessità rappresenta uno dei maggiori pregi dell’opera.

Idel non semplifica la Qabbalah per renderla più seducente; al contrario, sottrae l’eros cabbalistico alle banalizzazioni e lo restituisce alla propria profondità storica.

Ne deriva una lettura nella quale la sessualità non costituisce né una provocazione né una curiosità marginale, ma diventa un osservatorio privilegiato per comprendere il rapporto fra antropologia religiosa, mistica e teologia.

Il corpo non viene separato dal sistema simbolico: vi entra, ne diventa parte e, in determinate concezioni, assume persino una funzione capace di mettere in comunicazione l’azione umana e l’ordine superiore.

Una lettura che interroga anche il presente

A quasi vent’anni dalla pubblicazione dell’edizione italiana, Eros e Qabbalah conserva una considerevole capacità di interrogazione.

In un tempo nel quale corpo, identità, differenza e relazioni sono oggetto di un confronto culturale intenso, il volume ricorda quanto sia rischioso proiettare automaticamente categorie contemporanee su sistemi simbolici elaborati in epoche differenti.

Al tempo stesso, dimostra che le domande sul desiderio, sulla complementarità e sulle rappresentazioni del maschile e del femminile possiedono una storia lunga, complessa e tutt’altro che lineare.

Anche la scelta di Adelphi di accogliere l’opera nella collana Il ramo d’oro appare coerente con una tradizione editoriale che ha riservato particolare attenzione alla filosofia, alla storia delle idee, alle religioni e alle forme simboliche.

Fondata a Milano nel 1962, la casa editrice ha costruito nel tempo un catalogo nel quale discipline e linguaggi differenti possono incontrarsi senza perdere il proprio rigore. Eros e Qabbalah si inserisce pienamente in questa prospettiva.

La forza della relazione

Rimane, infine, la domanda che percorre silenziosamente l’intero libro: che cosa accade quando il desiderio cessa di essere considerato soltanto un fatto individuale e diventa una modalità attraverso la quale interpretare l’ordine del mondo?

La risposta di Idel non è racchiusa in una formula. È disseminata nelle fonti, nelle differenze fra le scuole, nelle immagini dell’unione e della separazione, nella tensione costante fra umano e divino.

Proprio qui risiede la modernità intellettuale del volume.

L’eros diventa una forza di relazione prima ancora che un tema sessuale: collega il corpo al rito, l’essere umano al divino, l’esperienza alla parola interpretata.

La distanza fra terra e cielo non viene cancellata. Viene attraversata.

Ed è forse in questo spazio, nel quale la differenza non scompare ma diventa generatrice di significato, che Eros e Qabbalah rivela la sua intuizione più profonda e continua a offrire materia di studio a chi voglia comprendere la mistica ebraica senza ridurla a stereotipo. 








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