Campobasso, l’Avanti! riparte dai territori. La sfida di un nuovo riformismo - Osservatore Sannita su Zona Rossa WebTv
Dall’11 al 13 settembre la Festa Avanti! 2026 riunisce culture socialiste, democratiche, laiche, liberali e progressiste. Dalle aree interne alla crisi del ceto medio, dai diritti all’intelligenza artificiale, fino all’Europa: tre giorni per misurare la capacità del riformismo di tornare a parlare al Paese
di Domenico Rotondi
Una festa politica ha senso quando non si limita a riunire dirigenti e rappresentanti istituzionali, ma torna a elaborare idee. È la sfida della Festa Avanti! 2026, in programma da oggi, 11 settembre, a domenica 13 settembre, in piazza Vittorio Emanuele II a Campobasso, sotto un titolo che contiene già una dichiarazione politica: «La Sinistra è Avanti».
La scelta del Molise non è casuale. Marcello Miniscalco, segretario regionale di Avanti Psi, la riconduce alla necessità di riportare al centro le aree interne: «Abbiamo voluto la Festa a Campobasso per dare valore alla restanza e ai territori delle aree interne, che, pur essendo stati mortificati dalle politiche di crescita diseguale dell’Italia, continuano a resistere».
La restanza diventa così una questione nazionale. Restare non può significare rassegnarsi. Deve significare poter vivere, lavorare, studiare e curarsi anche lontano dalle grandi aree urbane. Campobasso offre, da questo punto di vista, una prospettiva privilegiata su una delle fratture più profonde dell’Italia: quella tra territori nei quali si concentrano gli investimenti e comunità interne che continuano a perdere abitanti, servizi e prospettive.
È proprio da questa Italia che la Festa prova a rilanciare una riflessione più ampia.
Il programma mette insieme culture diverse del centrosinistra e del riformismo. Giuseppe Conte, Angelo Bonelli, Nicola Fratoianni, Elly Schlein, Gaetano Manfredi, Davide Faraone, Riccardo Magi, Clemente Mastella, Bobo Craxi ed Enzo Maraio sono alcuni dei protagonisti di un confronto la cui importanza non risiede soltanto nei nomi.
La domanda è politica: che cosa può tenere insieme culture differenti senza cancellarne l’identità?
Il confronto tra cattolici e laici, quello sul «riformismo del fare», il dibattito sul centrosinistra plurale e l’incontro «Non un centro da occupare, un metodo per governare» affrontano, da prospettive diverse, lo stesso problema. Un’alternativa non nasce dalla somma delle sigle. Nasce quando esiste un’idea riconoscibile di società.
In questo spazio prova a ritrovare forza una cultura laica, socialista e liberale, che cerca nuovamente di tracciare un cammino per le forze libere e democratiche dello Stato. Una cultura che non considera incompatibili libertà e giustizia sociale, mercato e regole, iniziativa privata e responsabilità pubblica, merito e solidarietà.
La prova più difficile riguarda oggi il ceto medio, sempre più esposto all’aumento del costo della vita, alla perdita di potere d’acquisto e all’incertezza economica. Famiglie, professionisti, lavoratori autonomi, dipendenti e piccoli imprenditori avvertono una vulnerabilità che mette in discussione quella funzione di stabilità sociale esercitata per decenni.
L’inflazione ha eroso redditi e risparmi, mentre le dinamiche speculative continuano a incidere sui mercati energetici, sulle materie prime e sui grandi flussi di capitale. È anche su questo terreno che conserva attualità una parte della riflessione di Claudio Martelli, figura simbolo del socialismo italiano: la politica democratica deve recuperare la capacità di governare processi economici e finanziari che sempre più spesso superano i confini degli Stati.
Il riformismo, allora, non può risolversi nella contrapposizione tra più Stato e più mercato. La sfida consiste nell’avere uno Stato capace di regolare senza soffocare e un mercato capace di creare ricchezza senza trasformarsi in arbitrio.
Sabato questa discussione entrerà direttamente nella vita delle persone. Giovani, casa e professionisti saranno al centro di un’agenda che parlerà di autonomia economica, diritto all’abitare, lavoro, fiscalità e mobilità sociale. Sono questioni diverse soltanto in apparenza: il giovane che non riesce a costruirsi un futuro, la famiglia che destina una quota crescente del reddito alla casa e il professionista schiacciato tra costi e burocrazia sperimentano la stessa progressiva riduzione delle possibilità di crescita individuale e sociale.
Un significato particolare avrà il confronto «La libertà è di sinistra. Diritti civili e libertà economiche», al quale parteciperà anche Luigi Diego Perifano, responsabile Giustizia di Avanti Psi. La sua presenza richiama una delle battaglie più profonde della tradizione socialista e liberale italiana: la difesa delle garanzie, dello Stato di diritto e delle libertà individuali, insieme all’idea di una giustizia sottratta tanto al giustizialismo quanto a qualsiasi pretesa di impunità.
Sono battaglie che conservano piena attualità, nonostante un clima sociale nel quale il garantismo rischia talvolta di essere confuso con la debolezza. È vero il contrario: le garanzie acquistano il loro significato più alto proprio quando sarebbe più facile sacrificarle. Non proteggono qualcuno dalla giustizia; proteggono ogni cittadino dall’arbitrio.
Qui si ritrova uno dei punti essenziali della cultura socialista e liberale: non esiste giustizia sociale senza libertà, così come una libertà priva delle condizioni necessarie per essere esercitata rischia di rimanere soltanto formale.
La Festa guarderà anche alle trasformazioni che stanno cambiando rapidamente la società. Il confronto sulla scuola nell’era dell’intelligenza artificiale affronterà il rapporto tra innovazione, educazione e capacità critica; quello sui nuovi linguaggi della politica, «Dalla piazza al feed», si misurerà con una comunicazione sempre più veloce e polarizzata, nella quale la conquista immediata dell’attenzione rischia di prevalere sulla complessità delle idee.
Torneranno poi i territori, con il confronto sulla buona politica che nasce nelle comunità locali. Sindaci e amministratori provenienti da diverse parti d’Italia ricorderanno, con la concretezza delle loro esperienze, che il Paese non coincide con le grandi città e che la qualità della democrazia si misura anche nella capacità di un piccolo Comune di garantire servizi, programmare sviluppo e difendere il proprio territorio.
La riflessione sulla sicurezza delle donne precederà il concerto di Eugenio Bennato, restituendo alla manifestazione quella dimensione insieme politica, culturale e popolare che appartiene alla storia delle grandi feste italiane.
Domenica lo sguardo si allargherà alle guerre, ai nuovi equilibri internazionali e al ruolo dell’Europa. È un passaggio inevitabile. Un continente economicamente forte ma politicamente incompiuto rischia di assistere alle grandi trasformazioni mondiali più che governarle.
Per la cultura socialista, democratica e federalista europea la questione è decisiva: senza una politica estera autorevole, una strategia energetica comune e strumenti condivisi per affrontare le trasformazioni economiche, l’Europa continuerà a dipendere da decisioni prese altrove. E senza un’Europa sociale, capace di proteggere lavoro, diritti e coesione, anche l’integrazione politica resterà incompleta.
La Festa si concluderà con «La sinistra è Avanti. Ora costruiamo l’alternativa», con l’intervento di Enzo Maraio. Ma l’alternativa, per essere credibile, dovrà parlare alla società prima ancora che alle coalizioni: al ceto medio impoverito, ai giovani in cerca di futuro, a chi produce e lavora, alle famiglie, ai professionisti e alle comunità che chiedono di non essere condannate alla marginalità.
È qui che la restanza evocata da Miniscalco acquista il suo significato più forte. Non chiede assistenza per territori considerati inevitabilmente destinati al declino. Rivendica il diritto delle aree interne a partecipare, da protagoniste, allo sviluppo del Paese.
Da Campobasso emerge così una sfida che supera i confini di una festa politica: restituire forza a un riformismo capace di tenere insieme libertà e giustizia sociale, crescita e solidarietà, diritti e responsabilità, città e aree interne.
In un’Italia attraversata da nuove disuguaglianze e da antiche fratture territoriali, è questo lo spazio che una cultura socialista, laica e liberale può tornare a occupare: non quello della nostalgia, ma quello del futuro.
Da Campobasso, dunque, non soltanto una Festa. Una sfida politica: riportare i territori al centro, ricostruire fiducia e trasformare la parola “Avanti” in una scelta di futuro.



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