Campobasso, il carattere vale gli ottavi: Bifulco illumina il Molinari, poi il Lupo passa ai rigori - Osservatore Sannita su Zona Rossa WebTv
La Scafatese pareggia in pieno recupero con Emmausso, ma dagli undici metri i rossoblù non sbagliano. La squadra di Mangia conferma identità e personalità, pur mostrando la necessità di accelerare la manovra soprattutto sulla trequarti
di Domenico Rotondi
Il Campobasso continua il proprio cammino in Coppa Italia di Serie C superando la Scafatese per 5-3 ai calci di rigore, dopo l’1-1 maturato nei tempi regolamentari. Una qualificazione sofferta, ma complessivamente meritata, al termine di una partita che ha confermato alcune delle qualità già emerse nelle prime uscite stagionali e, nello stesso tempo, ha indicato con sufficiente chiarezza gli aspetti sui quali Devis Mangia dovrà ancora lavorare.
Il limite più evidente resta nella velocità della manovra, soprattutto quando il Campobasso raggiunge la trequarti. Il possesso è ordinato e consente alla squadra di esercitare un apprezzabile controllo territoriale, ma non sempre riesce a trasformarsi con sufficiente rapidità in un’accelerazione offensiva. Quando la circolazione rallenta o procede prevalentemente in orizzontale, l’avversario ha il tempo di ricompattarsi, restringere gli spazi tra le linee e rendere più prevedibile lo sviluppo dell’azione.
È in quella zona del campo che la squadra di Mangia dovrà compiere un ulteriore salto di qualità: meno tocchi, tempi di trasmissione più rapidi, maggiore ricerca della verticalità e movimenti senza palla capaci di creare linee di passaggio alle spalle del centrocampo avversario. Agazzi assicura ordine e letture, Bifulco possiede qualità e capacità di incidere negli ultimi trenta metri; occorre ora rendere più immediato il collegamento tra costruzione e rifinitura, affinché il controllo del gioco produca con maggiore continuità occasioni da gol.
Mangia ha cambiato diversi interpreti rispetto agli impegni di campionato senza modificare l’identità complessiva della squadra. Apsits ha sostituito Spurio tra i pali; Coccia ha trovato spazio in difesa, mentre Pellitteri e Fogliata sono stati impiegati a centrocampo e Carfora è partito dall’inizio nel reparto avanzato. Le rotazioni non hanno alterato i principi di gioco: il Campobasso ha cercato di governare il possesso, accompagnare l’azione e recuperare rapidamente il pallone una volta perduto.
La Scafatese di Giovanni Ferraro, reduce dalla prestigiosa vittoria ottenuta sul campo della Salernitana, ha tuttavia dimostrato organizzazione, disciplina e carattere. I campani hanno accettato lunghi tratti senza pallone, difendendo con ordine e cercando di sfruttare le transizioni ogni volta che si sono aperti gli spazi.
Nel primo tempo il Campobasso ha costruito le opportunità più significative senza riuscire a concretizzarle. Carfora, dopo avere approfittato di un errore nell’impostazione avversaria, ha mancato una favorevole occasione; poco dopo ha nuovamente impegnato Becchi. Anche Bifulco ha cercato il varco giusto, mentre la Scafatese ha risposto soprattutto attraverso le ripartenze, mantenendo sostanzialmente intatto l’equilibrio della gara.
Nella ripresa la pressione rossoblù è aumentata. Fogliata ha impegnato severamente Becchi e, intorno all’ora di gioco, lo stesso portiere campano si è opposto con efficacia a un’altra conclusione del centrocampista molisano. Sul fronte opposto Scognamiglio, sugli sviluppi di un calcio d’angolo, ha ricordato ai padroni di casa che la partita restava aperta.
Al 66’ è arrivata la giocata che sembrava destinata a decidere la serata. Bifulco ha raccolto il pallone fuori area e ha lasciato partire un destro potente e preciso, terminato nell’angolo alto della porta difesa da Becchi. Una conclusione di qualità superiore, capace di spezzare l’equilibrio e di confermare il peso tecnico e caratteriale del capitano.
Proprio dopo il vantaggio, tuttavia, è emerso un secondo aspetto sul quale sarà necessario intervenire: la gestione dei momenti della partita. Una squadra che ambisce a recitare un ruolo importante deve imparare non soltanto a costruire il vantaggio, ma anche a consolidarlo, togliendo progressivamente fiducia all’avversario e governando con lucidità i minuti conclusivi.
Il Campobasso non ha subito un vero assedio, ma non è riuscito a chiudere la gara quando ne ha avuto la possibilità. La Scafatese è rimasta così dentro la partita e ha continuato a credere nel pareggio. Emmausso lo aveva già sfiorato poco dopo la rete di Bifulco, superando Apsits con un pallonetto terminato a lato.
In pieno recupero l’ex rossoblù ha invece trovato l’1-1. Palmieri ha sviluppato l’azione sulla sinistra e ha messo il pallone al centro; Emmausso ha individuato il varco e, con il mancino, ha battuto Apsits, rimettendo improvvisamente in discussione una qualificazione che il Campobasso sembrava ormai avere in mano.
La formula della competizione ha condotto direttamente ai calci di rigore. Ed è stato proprio nel momento di maggiore pressione psicologica che i rossoblù hanno mostrato una delle qualità più significative della serata.
Prado, Bifulco, Agazzi e Gargiulo hanno trasformato con freddezza i rispettivi tentativi. La Scafatese, invece, ha pagato gli errori di Proia e Palmieri. La precisione dagli undici metri ha così consegnato alla formazione di Mangia una qualificazione complessivamente coerente con quanto espresso nel corso dei novanta minuti.
Il passaggio del turno offre dunque indicazioni positive, ma non autorizza ancora valutazioni definitive. Il Campobasso possiede una struttura riconoscibile, dispone di qualità tecniche diffuse e sembra avere già assimilato diversi principi proposti dall’allenatore. Per compiere un ulteriore salto di qualità dovrà però aumentare il ritmo della manovra quando entra nella zona decisiva del campo.
È sulla trequarti che il possesso deve diventare improvvisamente più rapido e incisivo. Servono combinazioni strette, movimenti coordinati senza palla e una ricerca più immediata della profondità, perché la superiorità territoriale non rimanga fine a se stessa. La qualità individuale non manca; il passo successivo consiste nel inserirla all’interno di un meccanismo collettivo più veloce e meno prevedibile.
Resta anche la necessità di amministrare meglio il vantaggio. Le partite nelle quali si costruisce una superiorità territoriale devono essere chiuse quando se ne presenta l’occasione e, una volta indirizzate, vanno accompagnate sino al termine con maggiore lucidità. Il pareggio subito nel recupero rappresenta, da questo punto di vista, un richiamo utile proprio perché non ha compromesso la qualificazione.
Il Campobasso continua comunque a offrire segnali incoraggianti. Le idee di Mangia rimangono riconoscibili anche quando cambiano gli interpreti; Agazzi garantisce equilibrio e tempi di gioco, Papini assicura personalità alla fase difensiva e Bifulco conserva quella capacità di incidere che appartiene ai calciatori in grado di cambiare una partita con una singola giocata.
La Coppa chiedeva soprattutto di superare il turno. Il Campobasso ci è riuscito prima attraverso il gioco, poi attraverso il carattere. Ma la serata contro la Scafatese ha indicato anche la strada da percorrere: far viaggiare più rapidamente il pallone, soprattutto sulla trequarti, e imparare a governare meglio i momenti decisivi. Perché è proprio quando il possesso diventa accelerazione, e l’accelerazione produce occasioni, che una buona squadra comincia a trasformarsi in una squadra compiuta.



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