Pontelandolfo, la sostenibilità diventa cultura del territorio - Osservatore sannita su Realtà Sannita
Dal confronto su natura, energia e comunità emerge una prospettiva per le aree interne: tutelare il paesaggio significa trasformarne il valore ambientale in sviluppo, lavoro e capacità di governo. Il Parco Nazionale del Matese può rappresentare uno degli strumenti decisivi di questa nuova visione.
Natura, economia e comunità non sono dimensioni contrapposte, ma parti di una medesima idea di sviluppo. È il messaggio emerso dal confronto “La Cultura della Sostenibilità. Natura, Energia e Comunità”, tenutosi il 3 agosto nella Sala consiliare Carlantonio Rubbo, con gli interventi del consigliere regionale Fernando Errico, del funzionario agronomo della Regione Campania Aniello Andreotti, della responsabile dell’Area impianti di Asia Benevento Rosa Francesca e del presidente del Comitato di gestione provvisoria del Parco Nazionale del Matese, Andrea Boggia. A moderare l’incontro è stato Angelo Piazza.
Aniello Andreotti ha preso le mosse dalle parole di Franco Arminio: «I paesi non sono il passato, sono un modo per immaginare il futuro». Un richiamo non nostalgico, ma funzionale a una questione essenziale: il paesaggio può essere difeso con maggiore efficacia quando diventa anche risorsa economica, fonte di occupazione e fattore di attrattività. Andreotti ha richiamato l’esperienza di altri territori italiani, nei quali agricoltura di qualità, produzioni certificate, aziende vitivinicole e olivicole, consorzi forestali e turismo hanno conferito al paesaggio un riconoscibile valore produttivo.
Da qui una prospettiva concreta: proteggere il territorio rendendolo economicamente vitale. Consorzi forestali per la gestione sostenibile dei boschi, produzione di legname certificato e biomassa, mercati cooperativi per valorizzare olio, carni, insaccati, miele e vino, insieme ad attività industriali realmente sostenibili, possono creare reddito e lavoro, rafforzando al tempo stesso la capacità delle comunità di tutelare il proprio patrimonio ambientale.
Sul versante istituzionale, Fernando Errico ha richiamato Antonio Gramsci e la concezione della cultura come coscienza di sé, del tutto e della relazione con gli altri. Da questa premessa ha ricondotto la sostenibilità a un processo permanente di conoscenza e responsabilità, nel quale Natura, Energia e Comunità costituiscono elementi di una medesima visione. I processi partecipativi, ha sottolineato, possono diventare autentiche pratiche di governo del territorio soltanto se sostenuti da educazione, formazione e informazione, alle quali deve affiancarsi la politica, intesa come governo responsabile delle risorse e delle comunità.
Ne deriva un principio preciso: la programmazione pubblica non può prescindere dalla tutela degli ecosistemi. Innovazione, progresso e conservazione devono trovare un equilibrio capace di sottrarre la sostenibilità alle contrapposizioni ideologiche e di trasformarla in criterio concreto delle decisioni pubbliche. È sulla capacità di armonizzare sviluppo e tutela che, nella riflessione di Errico, si misura la responsabilità della classe dirigente verso le nuove generazioni.
Rosa Francesca, responsabile dell’Area impianti di Asia Benevento, ha portato nel confronto la prospettiva tecnica della gestione ambientale, riconducendo i principi della sostenibilità alla concretezza dei servizi e delle infrastrutture che incidono sulla qualità dei territori.
Di particolare rilievo per Pontelandolfo e per l’intero comprensorio è stato, infine, l’intervento di Andrea Boggia. Il presidente del Comitato di gestione provvisoria del Parco Nazionale del Matese ha considerato strategica la presenza nel nuovo ente dei territori del Matese beneventano, tra i quali Pontelandolfo, evidenziando le opportunità offerte dalla dimensione interregionale del Parco.
In questa prospettiva, il Parco non rappresenta un vincolo destinato a cristallizzare il territorio, ma può diventare uno strumento capace di coniugare tutela e sviluppo, sostenendo le attività produttive tradizionali, a cominciare dall’agricoltura, e favorendo un’economia fondata sulla qualità ambientale. Il turismo naturalistico può costituire uno dei principali volani di questo nuovo paradigma: boschi, sentieri, biodiversità, produzioni agricole e identità locali formano un patrimonio che, inserito in una strategia coerente, può generare nuove opportunità senza compromettere le risorse dalle quali trae origine.
È su questo terreno che le riflessioni sviluppate a Pontelandolfo trovano una sintesi. Il paesaggio non è soltanto un bene da proteggere, ma un capitale da valorizzare senza comprometterlo. Andreotti ne ha sottolineato la funzione economica; Errico ha richiamato la responsabilità culturale e politica necessaria per governare la transizione; Rosa Francesca ha riportato il confronto alla concretezza della gestione ambientale; Boggia ha indicato nel Parco Nazionale del Matese uno strumento attraverso il quale tutela, agricoltura e turismo possono concorrere a un nuovo modello di sviluppo.
Per le aree interne dell’Appennino sannita la sfida è dunque trasformare la qualità ambientale in economia senza trasformare il territorio in merce: creare lavoro, sostenere le imprese, valorizzare l’agricoltura e il patrimonio forestale, promuovere il turismo naturalistico e restituire alle comunità la capacità di governare consapevolmente le proprie risorse.
Le parole di Arminio richiamate da Andreotti acquistano così il loro significato più profondo: i paesi non sono luoghi ai quali consegnare soltanto la memoria di ciò che è stato, ma comunità nelle quali è ancora possibile immaginare ciò che sarà. A condizione che la sostenibilità cessi di essere una dichiarazione di principio e diventi cultura dello sviluppo, responsabilità pubblica e concreta opportunità per le generazioni future.
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