PIETRACATELLA, L’ARCHEOLOGIA CHE RACCONTA IL PAESAGGIO E RESTITUISCE MEMORIA AL TERRITORIO - Osservatore Sannita su Zona Rossa WebTv
Il 27 agosto, nella Biblioteca comunale “S. D’Elia”, Alessandro Naso e il Team della Carta Archeologica della media valle del Fortore illustreranno anni di ricerche. Un patrimonio di conoscenze che può diventare strumento di tutela, identità e sviluppo delle aree interne
di Domenico Rotondi
Ci sono territori nei quali la storia si manifesta attraverso monumenti immediatamente riconoscibili e altri nei quali occorre imparare a leggerla nelle forme del paesaggio, nelle trasformazioni prodotte dall’uomo e nelle tracce che il trascorrere dei secoli non è riuscito a cancellare. Pietracatella appartiene anche a questa seconda dimensione, nella quale l’archeologia restituisce profondità alla memoria e trasforma il territorio in un documento storico da interpretare, tutelare e consegnare alle generazioni future.
È in questa prospettiva che assume particolare significato l’incontro “Pietracatella. Archeologia del paesaggio”, in programma giovedì 27 agosto, alle ore 18, nella Biblioteca comunale “S. D’Elia”, in via Fontanelle. A illustrare le attività di ricerca condotte nel territorio saranno il professor Alessandro Naso, docente dell’Università degli Studi di Napoli Federico II, e il Team della Carta Archeologica della media valle del Fortore.
L’appuntamento non rappresenterà soltanto l’occasione per presentare i risultati di un’indagine scientifica. Consentirà soprattutto di comprendere in quale misura la conoscenza archeologica possa contribuire a ricostruire il rapporto tra una comunità e lo spazio nel quale essa si è formata e ha attraversato i secoli.
Perché un paesaggio non coincide semplicemente con ciò che appare allo sguardo. È il risultato di una stratificazione nella quale ambiente, insediamenti, attività produttive, percorsi e presenza umana hanno interagito continuamente, lasciando segni che, una volta riconosciuti e interpretati, permettono di ricostruire la lunga vicenda di un territorio.
Le ricerche condotte a Pietracatella si inseriscono nel più ampio progetto della Carta Archeologica della media valle del Fortore, avviato nel 2005 e sviluppato attraverso successive campagne di ricognizione nei territori della valle. Le indagini hanno progressivamente ampliato la conoscenza di un’area dell’Appennino centro-meridionale che continua a restituire testimonianze significative della presenza umana e delle trasformazioni intervenute nel corso dei millenni.
È questo uno degli aspetti più interessanti dell’esperienza scientifica: osservare il territorio non come uno spazio immobile, ma come il risultato di una lunga relazione tra l’uomo e l’ambiente. L’archeologia del paesaggio consente infatti di andare oltre il singolo reperto per ricostruire sistemi insediativi, percorsi, attività produttive, modalità di utilizzazione delle risorse e trasformazioni che, sedimentandosi nel tempo, hanno contribuito a definire l’identità dei luoghi.
Una parte rilevante di questo percorso è confluita nel volume “Pietracatella. Storia, archeologia e geografia nella valle del Fortore”, pubblicato nel 2023 da Scuderi Editrice e curato da Alessandro Naso e Claudio Sossio De Simone. L’opera raccoglie contributi dedicati alla storia, all’archeologia e alla geografia dell’area, mettendo in relazione le fonti storiche e archivistiche con i risultati delle ricognizioni sul campo e con una specifica esperienza di ricerca partecipativa dedicata al patrimonio culturale.
Proprio la dimensione della partecipazione rappresenta uno degli elementi più significativi del progetto. La ricerca scientifica assolve pienamente alla propria funzione culturale quando riesce a oltrepassare gli ambiti specialistici e a restituire alle comunità la conoscenza maturata attraverso lo studio dei loro territori.
Raccontare ai cittadini ciò che è stato individuato, analizzato e interpretato significa trasformare il patrimonio archeologico da materia riservata agli studiosi in bene condiviso, capace di accrescere consapevolezza e responsabilità. Significa anche riconoscere che la tutela non può essere separata dalla conoscenza e che nessuna autentica valorizzazione può prescindere da una solida base scientifica.
Per i piccoli centri delle aree interne questa prospettiva assume un rilievo ancora maggiore. Nei territori segnati da spopolamento, progressivo indebolimento demografico e difficoltà economiche, il patrimonio culturale non può essere considerato soltanto una testimonianza del passato. Può diventare uno degli elementi attraverso i quali ricostruire un rapporto contemporaneo con i luoghi, promuovendo ricerca, formazione, turismo culturale e occasioni di sviluppo coerenti con la loro identità.
Sarebbe naturalmente illusorio immaginare che l’archeologia, da sola, possa invertire dinamiche sociali ed economiche sedimentate nel corso di decenni. Ma sarebbe altrettanto miope pensare a un progetto credibile di rigenerazione delle aree interne che prescinda dalla conoscenza della loro storia.
Prima di valorizzare occorre conoscere; prima di promuovere occorre comprendere. E prima di costruire qualsiasi narrazione turistica è necessario disporre di una conoscenza scientificamente fondata, capace di sottrarre il patrimonio alle semplificazioni, alle improvvisazioni e alle rappresentazioni occasionali.
Il percorso sviluppato nella media valle del Fortore offre, sotto questo profilo, un metodo prima ancora che un risultato: mettere in relazione università, studiosi, istituzioni e comunità locali affinché, nel rispetto delle rispettive competenze, la ricerca possa tradursi in conoscenza diffusa e la conoscenza in maggiore capacità di tutela.
L’iniziativa del 27 agosto, promossa con il coinvolgimento dell’Amministrazione comunale di Pietracatella e delle realtà che negli anni hanno sostenuto il percorso di ricerca e valorizzazione del patrimonio locale, consentirà dunque alla cittadinanza di ascoltare direttamente il racconto di chi ha studiato quei luoghi sul campo e di conoscere i risultati raggiunti.
Ma offrirà anche l’occasione per interrogarsi sul futuro.
Perché il lavoro compiuto acquisti tutto il suo valore, sarà necessario continuare a studiare, divulgare e mettere a sistema le conoscenze maturate, inserendole in una visione capace di coniugare tutela, cultura e sviluppo sostenibile. Una ricerca archeologica non esaurisce infatti la propria funzione nella scoperta o nella pubblicazione scientifica: può diventare l’inizio di un più ampio processo di consapevolezza collettiva.
È qui che l’appuntamento di Pietracatella supera la dimensione del singolo evento culturale.
Conoscere le tracce lasciate dalle generazioni che hanno abitato la valle significa comprendere meglio il paesaggio presente e riconoscere che anche i territori apparentemente marginali custodiscono una profondità storica che merita di essere studiata e raccontata.
L’archeologia, in questo senso, non serve soltanto a ricostruire ciò che è stato. Può aiutare una comunità a comprendere ciò che possiede e, proprio per questo, a scegliere con maggiore consapevolezza ciò che vuole diventare.




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