Grimori, quando la magia diventa documento della storia
Dai manoscritti custoditi nella Bibliothèque de l’Arsenal di Parigi riaffiorano formule, rituali e testimonianze della tradizione esoterica occidentale. Grimori e istruzioni magiche, a cura di Paolo Scopelliti, restituisce al lettore testi rimasti a lungo inediti e li sottrae alla dimensione del semplice occultismo per ricondurli al loro valore di fonti storiche e culturali.
Ci sono libri che raccontano la storia attraverso gli avvenimenti e altri che consentono di attraversarne le zone meno illuminate, là dove credenze, paure, aspirazioni e desiderio di conoscenza hanno lasciato tracce difficili da decifrare. Grimori e istruzioni magiche, a cura di Paolo Scopelliti e pubblicato da Mimesis nella collana Abraxas Ermetica, appartiene a questa seconda categoria. Il volume conduce il lettore all'interno di un universo nel quale formule, pratiche evocatorie e sistemi rituali testimoniano una stagione della cultura europea in cui magia, religione, astrologia e filosofia naturale hanno spesso condiviso linguaggi, simboli e interrogativi.
Il punto di partenza è uno dei grandi depositi europei della memoria esoterica: la Bibliothèque de l’Arsenal di Parigi, nelle cui raccolte sono conservati manoscritti di particolare rilievo per lo studio della magia occidentale. Da questo patrimonio Scopelliti trae materiali rimasti inediti per secoli e li riconsegna alla lettura contemporanea attraverso un lavoro che permette di seguirne non soltanto il contenuto, ma anche la trasmissione e le successive trasformazioni.
È questa prospettiva a costituire uno degli aspetti più interessanti del libro. Il grimorio cessa di apparire soltanto come un repertorio di formule misteriose e diventa un documento della storia delle idee. Dietro evocazioni, scongiuri, sigilli e prescrizioni rituali emerge infatti un'esigenza profondamente umana: tentare di dare ordine all'invisibile, governare ciò che sfugge alla comprensione e costruire strumenti simbolici capaci di mettere in relazione l'individuo con un universo percepito come attraversato da forze non immediatamente conoscibili.
Il volume raccoglie, come annuncia lo stesso frontespizio, un Grimorio per scongiurare lo spirito di un luogo, un Trattatello sulla maniera di scongiurare gli spiriti, Le sette tavole dei pianeti e Magia olimpica. Sono testi differenti per struttura e provenienza, ma riconducibili a un medesimo orizzonte culturale, nel quale la parola scritta assume una funzione operativa e il manoscritto diventa strumento di conservazione e trasmissione di un sapere riservato.
Particolarmente significativo è il grimorio francese nel quale le prescrizioni rituali si intrecciano con il racconto in prima persona di chi afferma di avere realmente compiuto l'operazione descritta. La singolarità del documento risiede proprio nella sovrapposizione tra manuale e testimonianza: alla sequenza delle istruzioni si accompagna la voce di un individuo che presenta l'esperienza magica come un fatto vissuto.
Non occorre attribuire veridicità all'evento narrato per comprenderne l'importanza. È, al contrario, proprio la distanza critica a consentire di coglierne il valore storico. Ciò che interessa non è stabilire se l'evocazione abbia prodotto gli effetti dichiarati, ma comprendere come e perché qualcuno abbia potuto ritenerla possibile e raccontarla come reale. È in questo scarto tra credenza e documento che il volume acquista il suo maggiore interesse culturale.
Grimori e istruzioni magiche permette così di avvicinarsi alla magia senza indulgere né nella credulità né nel pregiudizio. La cultura europea non si è formata soltanto attraverso ciò che, retrospettivamente, abbiamo classificato come razionale. Accanto alla filosofia, alla teologia e alla nascente scienza moderna si sono sviluppati saperi oggi collocati ai margini della conoscenza, ma che per secoli hanno contribuito alla costruzione dell'immaginario occidentale. Studiare quei testi significa, dunque, interrogare anche una parte meno visibile della nostra storia intellettuale.
La stessa materialità dei manoscritti assume, in questa prospettiva, un significato particolare. Ogni trascrizione, variante o rielaborazione testimonia il viaggio compiuto dalle formule attraverso epoche e ambienti differenti. I grimori non appaiono così come oggetti immobili, cristallizzati in una tradizione segreta, ma come testi copiati, modificati e reinterpretati nel corso del tempo. Proprio queste stratificazioni consentono di osservare il modo in cui il sapere occulto si è trasformato attraversando i secoli.
Il merito del volume consiste, in definitiva, nel riportare l'attenzione sui documenti. Prima dell'immaginario contemporaneo della magia, delle sue semplificazioni commerciali e delle suggestioni narrative, esiste una storia fatta di manoscritti, copisti, collezionisti e biblioteche. È una storia sotterranea, ma non per questo irrilevante: racconta il rapporto dell'uomo con l'ignoto e mostra quanto persistente sia stata, nelle diverse epoche, l'ambizione di oltrepassare i confini del visibile.
È forse questa la suggestione più duratura lasciata dal libro curato da Scopelliti. Leggere oggi un grimorio non significa necessariamente cercare nella magia una risposta, ma riconoscere nelle sue pagine una domanda antichissima: quella dell'uomo di fronte a ciò che non comprende, al limite della propria conoscenza e alla possibilità, reale o immaginata, di superarlo.
Quando quei manoscritti escono dagli scaffali di una biblioteca e tornano a essere studiati, l'occulto smette di essere soltanto mistero e diventa storia.
#domenicorotondi



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