Campobasso, la prima impronta di Mangia: idee, solidità e una stagione tutta da costruire - Osservatore Sannita su Zona Rossa WebTv
Il 2-0 sulla Cavese nel debutto ufficiale consegna ai rossoblù il passaggio del turno in Coppa Italia e offre indicazioni tecniche incoraggianti. Cristallo e Prado decidono la gara in tre minuti, mentre la squadra mostra equilibrio, organizzazione e personalità. Il mercato dovrà ora completare una rosa che può affrontare la nuova stagione con legittime ambizioni.
di Domenico Rotondi
Una vittoria all’esordio non consente di formulare sentenze su una stagione appena cominciata, ma può indicare una direzione. Il Campobasso di Devis Mangia ha inaugurato il nuovo corso superando per 2-0 la Cavese nel primo turno della Coppa Italia di Serie C e ha offerto, insieme alla qualificazione, le prime indicazioni concrete sul lavoro svolto durante la preparazione estiva.
Davanti ai 2.417 spettatori del Molinari, nella serata di Ferragosto, i rossoblù hanno vinto con merito una partita affrontata con ordine, pazienza e una precisa identità tattica. Il risultato è maturato nella ripresa, quando Cristallo al 54’ e Prado al 57’ hanno trasformato in gol una superiorità che il Campobasso aveva già manifestato nel corso del primo tempo.
Tre minuti sono bastati per indirizzare definitivamente una sfida che la Cavese, fino a quel momento, era riuscita a mantenere in equilibrio soprattutto grazie a un assetto difensivo ordinato.
Mangia ha disposto la squadra con il 4-3-1-2 già sperimentato durante la preparazione, affidando a Stoppa il compito di muoversi alle spalle della coppia formata da Bifulco e Prado. La scelta ha mostrato fin dall’avvio una linea tattica riconoscibile: occupazione razionale degli spazi, ricerca della qualità tra le linee e capacità di accompagnare l’azione senza compromettere l’equilibrio complessivo.
Il Campobasso ha assunto progressivamente il controllo della gara e ha costruito le occasioni più importanti. Al 14’ Bifulco ha sfiorato il vantaggio su suggerimento di Prado; al 36’ è stato invece l’attaccante spagnolo a impegnare Boffelli. La Cavese ha mantenuto compattezza e disciplina, ma ha faticato a trovare profondità e soltanto nel finale della prima frazione ha costretto Spurio all’intervento sul tiro-cross di Sava.
Lo 0-0 dell’intervallo non restituiva completamente quanto era accaduto sul terreno di gioco. Il Campobasso aveva mostrato maggiore iniziativa e una più evidente capacità di occupare la metà campo avversaria, senza però riuscire a trasformare il predominio territoriale in efficacia offensiva.
La svolta è arrivata all’inizio della ripresa.
Pierno ha sfiorato immediatamente il palo, poi, al 54’, il Campobasso ha trovato il vantaggio. Stoppa ha disegnato dalla bandierina una traiettoria precisa e Cristallo ha letto con perfetta scelta di tempo lo sviluppo dello schema, liberandosi al centro dell’area e superando Boffelli.
Non è stato soltanto il gol che ha sbloccato la partita. La rete ha rappresentato anche una delle indicazioni tecniche più interessanti della serata, perché ha mostrato una squadra capace di sfruttare con efficacia le situazioni preparate su palla inattiva, un dettaglio spesso determinante in un campionato equilibrato come quello di Serie C.
Tre minuti più tardi è arrivato il raddoppio. Bifulco ha accelerato sulla destra e ha servito un pallone basso e teso sul quale Isaac Prado si è avventato con puntualità, anticipando la difesa e trovando in spaccata il gol del 2-0.
Per il nuovo attaccante rossoblù è stato un debutto significativo: capacità di attaccare la profondità, presenza negli ultimi metri e immediatezza nella conclusione. Il gol ha premiato una prestazione nella quale Prado aveva già mostrato mobilità e disponibilità al dialogo con i compagni.
Dopo il raddoppio la partita ha cambiato fisionomia. La Cavese ha mantenuto più a lungo il possesso del pallone, ma il Campobasso non ha perso compattezza. La squadra di Mangia ha saputo abbassare il proprio baricentro quando la situazione lo richiedeva, ha chiuso gli spazi e ha protetto Spurio senza concedere occasioni realmente pericolose, fatta eccezione per una deviazione di Papini sulla quale il portiere rossoblù è intervenuto d’istinto.
È proprio nella gestione del vantaggio che il Campobasso ha offerto una delle risposte più convincenti. La squadra ha dimostrato di sapere controllare la partita anche quando non disponeva stabilmente del pallone, evitando di disunirsi e mantenendo le distanze tra i reparti.
Sarebbe tuttavia prematuro trasformare una buona serata di Coppa in un giudizio definitivo sulle prospettive del campionato. Mangia aveva sottolineato alla vigilia come la squadra fosse ancora in costruzione e la prima gara ufficiale, pur avendo fornito segnali incoraggianti, non modifica questa valutazione.
Il mercato rimane quindi un passaggio decisivo.
Gli innesti di Spurio, Capoferri e Prado, insieme agli altri interventi programmati dalla società, hanno già cominciato a modificare la fisionomia dell’organico. Il lavoro del presidente Matt Rizzetta e dell’area tecnica dovrà però proseguire per assicurare a Mangia profondità nelle rotazioni e soluzioni alternative nei reparti ancora da completare.
La partita contro la Cavese ha comunque indicato una possibile identità. Il nuovo Campobasso sembra voler costruire la propria stagione partendo dall’organizzazione, senza affidarsi esclusivamente alle qualità dei singoli. La compattezza difensiva, la capacità del centrocampo di garantire equilibrio, la ricerca del gioco tra le linee e la complementarità degli attaccanti costituiscono una base sulla quale sarà possibile lavorare.
Se il mercato riuscirà ad aggiungere ulteriore qualità e maggiore profondità alla rosa, i rossoblù potranno presentarsi al campionato con ambizioni significative. Non è ancora il momento di stabilire gerarchie, ma nemmeno di sottovalutare i segnali emersi dal primo appuntamento ufficiale.
La Serie C richiede continuità, profondità dell’organico e capacità di adattarsi a partite spesso molto diverse tra loro. Servono alternative, tenuta mentale e la capacità di attraversare senza perdere equilibrio le inevitabili fasi di difficoltà che accompagnano una stagione lunga.
Il Campobasso ha mostrato di possedere basi interessanti, ma dovrà confermarle quando cresceranno l’intensità delle gare, la pressione del risultato e la qualità degli avversari. Il successo sulla Cavese autorizza fiducia, non ancora conclusioni definitive.
C’è poi il Molinari, che continua a rappresentare qualcosa di più di un semplice stadio. La presenza di 2.417 spettatori nella serata di Ferragosto testimonia ancora una volta quanto il calcio sia profondamente legato all’identità della città e del territorio.
Fuori dall’impianto, tuttavia, la protesta degli ultras, condensata nello striscione «Nuova stagione, stesso copione... diffide divieti e repressione!», ha riportato al centro un tema che attraversa da tempo il calcio italiano: il rapporto tra esigenze di sicurezza, restrizioni e partecipazione del tifo organizzato. Una questione distinta dalla valutazione sportiva della gara, ma che appartiene inevitabilmente al contesto nel quale il calcio contemporaneo è chiamato a ricostruire un rapporto equilibrato con il proprio pubblico.
Per il Campobasso, intanto, il percorso in Coppa propone già un nuovo banco di prova. Il 2 settembre, ancora al Molinari, arriverà la Scafatese, reduce dall’eliminazione della Salernitana. Alla difficoltà tecnica dell’incontro si aggiungeranno le suggestioni legate agli ex Forte e Brunet, in una sfida che consentirà di verificare quanto delle indicazioni emerse contro la Cavese possa già trasformarsi in continuità.
La prima notte della nuova stagione consegna dunque una fotografia positiva, ma necessariamente ancora incompleta.
Mangia ha cominciato vincendo e, soprattutto, ha mostrato un Campobasso nel quale si intravede già un’idea di calcio. Prado ha trovato immediatamente il gol, Cristallo ha aperto la strada alla vittoria, la difesa ha mantenuto inviolata la propria porta e la squadra ha saputo interpretare con maturità momenti differenti della partita.
Per una formazione ancora in costruzione non è poco.
Il mercato e il campionato stabiliranno quanto possa diventare ambizioso questo progetto. Ma il primo passo, quello che trasforma il lavoro estivo in fiducia e le intenzioni tattiche in risposte concrete, è stato compiuto nella direzione giusta.



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