Cammina Molise 2026, il passo lento che unisce territori e persone - Osservatore Sannita su Zona Rossa WebTv

 


La trentaduesima edizione della storica manifestazione ha registrato un record di partecipazione, con camminatori provenienti da tutte le regioni italiane e dall’estero. Quattro giorni tra riserve naturali, tratturi, siti archeologici e borghi, alla scoperta di un patrimonio nel quale ambiente, storia e cultura custodiscono l’identità più autentica dell’Appennino.

di Domenico Rotondi

Camminare per conoscere un territorio, incontrarne le comunità e comprenderne l’identità. La trentaduesima edizione di Cammina Molise, svoltasi dal 1° al 4 agosto 2026, ha confermato la forza di una manifestazione che, in oltre tre decenni, ha trasformato il viaggio a piedi in un’esperienza collettiva di conoscenza e condivisione. Il record di partecipazione, con presenze da tutte le regioni italiane e dall’estero, testimonia una capacità di attrazione ormai consolidata ben oltre i confini molisani.

Il valore dell’edizione appena conclusa supera, tuttavia, i numeri. Cammina Molise ha dimostrato ancora una volta che la lentezza può diventare una forma privilegiata di conoscenza, capace di restituire valore alle distanze, alle relazioni e a quel patrimonio diffuso di paesaggi, borghi e testimonianze storiche che rappresenta una delle maggiori ricchezze delle aree interne.

Le prime tre giornate hanno condotto i partecipanti attraverso la Riserva della Biosfera MAB Collemeluccio-Montedimezzo, riconosciuta dall’UNESCO, tra boschi, corsi d’acqua e ambienti di grande pregio naturalistico. Qui il rapporto tra uomo e natura conserva le tracce di una convivenza secolare, della quale i tratturi costituiscono una delle testimonianze più significative.

Il Celano-Foggia e il Castel di Sangro-Lucera, antiche direttrici della transumanza, raccontano un paesaggio modellato dalla storia. Lungo queste vie hanno viaggiato per secoli uomini, greggi, merci e culture, creando relazioni tra il versante adriatico e quello tirrenico e contribuendo a definire l’identità dell’Appennino centro-meridionale.

Natura e storia si sono così incontrate lungo un itinerario di straordinaria densità culturale: Pietrabbondante, con il suo complesso monumentale sannitico; Vastogirardi, con il santuario italico e il borgo fortificato; San Vincenzo al Volturno, con l’abbazia e le preziose testimonianze medievali. Castelli, chiese, musei e centri antichi hanno completato il racconto di un patrimonio diffuso, nel quale ogni luogo custodisce una parte della memoria appenninica.

La tappa conclusiva, tra Rocchetta a Volturno, Castel San Vincenzo e le sorgenti del Volturno, ha ricondotto simbolicamente il cammino all’acqua e alla montagna. Le Mainarde e il lago di Castel San Vincenzo hanno offerto la sintesi naturale di un percorso fondato sul rapporto millenario tra ambiente e presenza umana.

A rendere Cammina Molise un’esperienza autentica sono state, ancora una volta, le comunità. Nei paesi attraversati, l’accoglienza, gli incontri, le visite e i momenti conviviali hanno trasformato il passaggio dei marciatori in un dialogo tra chi scopre il territorio e chi continua ad abitarlo e a custodirlo.

È questa una delle ragioni della longevità dell’iniziativa promossa dall’APS La Terra e legata all’impegno di Giovanni Germano: non limitarsi a mostrare il Molise, ma consentire di viverlo. Il camminatore cessa così di essere un semplice visitatore e diventa, sia pure per pochi giorni, parte delle comunità, delle quali conosce storie, tradizioni e fragilità.

Il record di presenze del 2026 assume, in questa prospettiva, un significato ancora più rilevante. Dimostra che le aree interne non sono condannate alla marginalità, ma possono attrarre un turismo consapevole, interessato alla qualità dei luoghi e delle relazioni più che al consumo rapido delle destinazioni.

È l’idea di turismo lento e sostenibile che Cammina Molise aveva intuito quando i cammini non occupavano ancora uno spazio centrale nelle politiche di valorizzazione territoriale. Prima che borghi, itinerari e turismo delle radici conquistassero l’attenzione nazionale, la manifestazione aveva già individuato nella tutela e nella valorizzazione del patrimonio ambientale, storico e culturale una concreta prospettiva di sviluppo per il Molise.

Il Molise può dunque proporsi come “Terra di cammino”, facendo leva sulla concretezza dei suoi paesaggi, sulla profondità della sua storia e su una cultura dell’ospitalità ancora radicata nelle comunità. Ambiente, archeologia, tradizioni ed eccellenze locali diventano così espressioni di una medesima visione territoriale.

Dopo trentadue edizioni, Cammina Molise continua a indicare una strada possibile: quella di uno sviluppo rispettoso dei luoghi, capace di coniugare tutela ambientale, conoscenza, turismo sostenibile e futuro delle comunità appenniniche.

Il cammino del 2026 si è concluso alle sorgenti del Volturno, ma il suo significato rimane nelle relazioni costruite, nella memoria dei paesi attraversati e nello sguardo di quanti sono tornati a casa con una conoscenza più profonda del Molise.

Perché un territorio non si comprende osservandolo da lontano. Bisogna attraversarlo, ascoltarlo e, soprattutto, camminarlo.

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