Riapre il Museo Archeologico Nazionale di Campobasso. Il Molise restituisce voce alle radici della civiltà sannitica

 

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La riapertura del Museo Archeologico Nazionale di Campobasso rappresenta molto più della restituzione di uno spazio espositivo alla collettività. Segna il ritorno alla piena fruizione di uno dei principali presìdi della memoria storica dell'Italia appenninica, nel quale il Molise continua a custodire un patrimonio archeologico di straordinario valore, capace di raccontare le origini delle popolazioni italiche e, in particolare, della civiltà sannitica.

Ospitato nello storico Palazzo Mazzarotta, il museo propone un percorso che attraversa oltre due millenni di storia, dalla protostoria all'alto Medioevo, valorizzando i risultati delle ricerche e delle campagne di scavo condotte sull'intero territorio regionale. La riapertura si inserisce nel più ampio programma di valorizzazione promosso dalla Direzione regionale Musei nazionali del Molise, guidata dall'archeologo Enrico Rinaldi, direttore della Direzione regionale Musei nazionali del Molise e del Parco Archeologico di Sepino, il cui lavoro ha contribuito a rafforzare la tutela e la divulgazione del patrimonio archeologico regionale. La direzione del Museo Archeologico Nazionale di Campobasso è affidata all'archeologo Davide Delfino, cui compete la cura scientifica e la valorizzazione delle collezioni permanenti.

Il fulcro dell'esposizione è costituito dai reperti della civiltà sannitica, provenienti dai principali santuari, dalle necropoli e dagli insediamenti dell'antico Sannio. Corredi funerari, armi, bronzi votivi, decorazioni architettoniche in terracotta, ceramiche, ornamenti personali e materiali destinati al culto documentano una società articolata, culturalmente evoluta e stabilmente inserita nei grandi circuiti economici del Mediterraneo. L'archeologia ha ormai definitivamente superato l'immagine di un popolo noto esclusivamente per le guerre combattute contro Roma, restituendo il profilo di una civiltà dotata di solide istituzioni, di una raffinata organizzazione religiosa e di una produzione artistica di notevole livello.

Il museo costituisce anche la naturale introduzione al vasto patrimonio archeologico del Molise. Dal santuario di Pietrabbondante, centro religioso e politico dei Pentri, all'area archeologica di Sepino-Altilia, tra le città romane meglio conservate dell'Appennino; da Monte Vairano a Larino, da Venafro a Vastogirardi, fino alle numerose fortificazioni sannitiche disseminate lungo i rilievi montani, il territorio regionale conserva un sistema di testimonianze archeologiche che occupa un posto di assoluto rilievo nel panorama nazionale.

L'esposizione si estende ben oltre l'età sannitica. Statue, iscrizioni, elementi architettonici, suppellettili e oggetti della vita quotidiana illustrano il processo di romanizzazione del territorio, mentre la sezione medievale custodisce uno dei nuclei più preziosi dell'intero museo: le celebri tombe dei cavalieri bulgari rinvenute nella piana di Bojano, tra le quali spicca la ricostruzione della sepoltura di un guerriero con il proprio cavallo e le ricche bardature, rara testimonianza delle profonde trasformazioni che interessarono l'Italia tra la tarda antichità e l'alto Medioevo.

La riapertura del Museo Archeologico Nazionale di Campobasso assume, pertanto, un significato che trascende la dimensione regionale. In un'epoca nella quale il dibattito pubblico tende a concentrarsi sulle grandi aree urbane, il patrimonio archeologico molisano ricorda come una parte essenziale della storia d'Italia sia nata lungo l'Appennino. La civiltà sannitica costituisce una componente fondamentale dell'identità nazionale e il Molise continua a custodirne il nucleo più autentico.

Restituire piena centralità a questo museo significa investire nella conoscenza, nella ricerca e nella consapevolezza storica. Significa riaffermare che il patrimonio culturale non rappresenta soltanto un'eredità del passato, ma una risorsa strategica per il futuro dei territori e per la costruzione di un'identità nazionale fondata sulla profondità della propria storia. 


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