La memoria che cammina: a Trivento il paesaggio diventa coscienza civile
A Trivento, nel cuore di un Molise che troppo spesso rischia di essere raccontato per sottrazione più che per presenza, la cultura ha ritrovato il passo lungo della storia e la misura concreta del futuro. Giovedì 19 marzo è stata inaugurata la prima tappa della mostra itinerante “Paesaggio Pentro e mura poligonali”, un progetto che non si limita a esporre, ma ambisce a ricucire territori, memorie e comunità.
Non si è trattato di un evento meramente espositivo. La scelta di avviare il percorso proprio da Trivento ha assunto un valore al tempo stesso simbolico e operativo: riportare al centro del dibattito pubblico il patrimonio sannitico, sottraendolo alla marginalità e restituendolo a una dimensione dinamica, capace di generare conoscenza e sviluppo. Le mura poligonali, disseminate lungo l’Appennino molisano, non sono soltanto tracce archeologiche; rappresentano piuttosto un sistema di relazioni antiche, una geografia culturale che ancora oggi definisce identità e appartenenza.
Il progetto, nato da una visione della Direzione regionale Musei Molise e curato nell’ambito delle attività del Parco archeologico di Sepino, si inserisce in una strategia più ampia: trasformare i luoghi della cultura in presidi diffusi, capaci di dialogare con le comunità locali. Non a caso la mostra è stata concepita come itinerante, destinata a toccare, dopo Trivento, Agnone, Duronia e Castropignano, secondo una traiettoria che ricalca idealmente le antiche direttrici del paesaggio sannitico.
Nel corso dell’inaugurazione, gli interventi istituzionali hanno delineato con chiarezza la portata dell’iniziativa. Il sindaco Luigi Pavone ha sottolineato il valore di un progetto che restituisce centralità ai territori interni; l’assessore alla cultura Elisa Marianacci ha evidenziato la funzione educativa e partecipativa della mostra; il direttore del Museo Archeologico di Campobasso, Davide Delfino, ha infine richiamato l’esigenza di una lettura integrata del patrimonio, capace di connettere ricerca scientifica e divulgazione.
È proprio in questa capacità di tenere insieme livelli diversi — istituzionale, scientifico, civile — che l’iniziativa trova la sua cifra più significativa. La mostra, infatti, non si esaurisce nella dimensione visiva dei pannelli espositivi, ma attiva un processo: coinvolge scuole, associazioni e imprese locali, generando un racconto corale del territorio. In tal modo, il paesaggio smette di essere sfondo e diventa protagonista, spazio vissuto e interpretato, occasione concreta di crescita collettiva.
La scelta di valorizzare le cinte murarie sannitiche assume, inoltre, un valore paradigmatico. In esse si riconosce una civiltà capace di organizzare lo spazio, di difendere e, al tempo stesso, di connettere, di costruire identità senza chiudersi all’esterno. È una lezione che attraversa i secoli e che oggi torna di stringente attualità, in un contesto in cui le aree interne cercano nuove ragioni per restare e per attrarre.
In questa prospettiva, la mostra itinerante rappresenta molto più di un appuntamento culturale: è un modello di politica territoriale, un esempio di come il patrimonio possa diventare leva di sviluppo sostenibile. Portare la cultura nei comuni, anziché costringere i comuni a inseguire la cultura, significa ribaltare una logica consolidata e restituire dignità ai luoghi.
Trivento, per due mesi, diventa così il primo laboratorio di questa visione: un laboratorio in cui la memoria non si limita a essere custodita, ma viene rimessa in circolo, interrogata e condivisa. Se è vero che il futuro dei territori passa anche dalla capacità di raccontarsi, iniziative come questa indicano una strada possibile: quella di un Appennino che non si rassegna alla marginalità, ma riscopre nella propria storia la forza per immaginare nuovi orizzonti.
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