Edicole che chiudono, lettori che scompaiono: un laboratorio culturale contro la crisi dell’informazione

 


Il progressivo spegnersi delle edicole, soprattutto nelle aree interne e nei piccoli Comuni, non costituisce un fatto marginale, né un accidente locale: rappresenta uno degli indicatori più evidenti di una trasformazione profonda che sta investendo la società italiana e il rapporto fra informazione, cittadinanza e conoscenza. In questo quadro, il Molise non fa eccezione; al contrario, riflette con particolare chiarezza criticità strutturali che attraversano l’intero Paese.

La crisi della carta stampata si colloca all’incrocio di dinamiche convergenti. Da un lato, l’affermazione pervasiva della comunicazione digitale ha modificato radicalmente le abitudini di consumo delle notizie, comprimendo i tempi di attenzione e favorendo forme di fruizione rapide e frammentate. Dall’altro, si è progressivamente accentuata una disaffezione più ampia verso la vita pubblica e collettiva, che trova nell’astensionismo elettorale uno dei suoi segnali più evidenti e che si estende fino alla perdita di dimestichezza con la lettura strutturata e con il pensiero argomentato.

In questo spazio prende corpo il fenomeno dell’“analfabetismo di ritorno”, ampiamente analizzato in ambito accademico e statistico: non assenza di scolarizzazione, ma indebolimento delle competenze di comprensione e valutazione critica dei testi, alimentato dalla stagnazione economica, dalla precarizzazione del lavoro intellettuale e dalla progressiva rarefazione dei presìdi culturali nei territori periferici.

Il Molise si inserisce pienamente in questo scenario nazionale, pur potendo contare su un patrimonio professionale di rilievo. Nel corso degli anni, i giornalisti molisani hanno maturato competenze solide nelle redazioni della carta stampata, dell’informazione radiotelevisiva e dei nuovi media digitali, distinguendosi per rigore professionale e senso civico. Un ruolo decisivo è stato svolto dall’Ordine dei Giornalisti del Molise e dalle associazioni di categoria, che hanno accompagnato e sostenuto un lungo lavoro di confronto istituzionale, tutela del lavoro giornalistico e difesa del pluralismo informativo.

Proprio grazie a questo impegno condiviso, la Regione si è dotata negli anni di una legge sull’editoria riconosciuta come avanzata nel contesto delle aree interne: un risultato normativo tutt’altro che scontato, che testimonia la capacità del giornalismo molisano di incidere non solo sul piano professionale, ma anche su quello delle politiche pubbliche.

Ciononostante, tale riconoscimento non è bastato ad arginare la crescente disaffezione verso la lettura, che le rilevazioni nazionali continuano a segnalare con puntualità preoccupante. La chiusura delle edicole appare così non soltanto come l’esito di una crisi di mercato, ma come il sintomo di una frattura più profonda nel processo di alfabetizzazione civile del Paese.

È su questo terreno che si colloca l’iniziativa assunta dal sindaco di Salcito, Giovanni Galli, in raccordo con l’amministrazione comunale. La scelta di affrontare il problema in chiave culturale, e non emergenziale, punta a riattivare un circuito virtuoso fra informazione e comunità, coinvolgendo edicolanti, amministratori, operatori dell’informazione e cittadini.

Riportare il giornale — in tutte le sue forme, dalla carta al digitale — nei luoghi della socialità quotidiana significa riconoscere nella lettura non un gesto individuale e isolato, ma un esercizio collettivo di cittadinanza. Perché la crisi delle edicole, prima ancora che commerciale, interroga il Paese sulla qualità della sua democrazia: senza lettori non c’è informazione consapevole, e senza informazione non può esistere una cittadinanza pienamente partecipe.

#domenicorotondi 

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