Verso l’Europa federale, Padova laboratorio civile della nuova cittadinanza

 


Padova ha scelto di misurarsi con l’Europa partendo dalla sua fibra più concreta: la società civile. Non dai palazzi, non dalle burocrazie, ma dal volontariato, dall’associazionismo, dal terzo settore. È qui che, venerdì 30 gennaio, si è svolta la terza tappa del percorso “Europa Federale: verso una fase costituente”, dedicata ai valori fondativi dell’integrazione e al contributo dei corpi intermedi nella costruzione di una nuova architettura politica continentale.

Dopo il confronto con il mondo accademico a Salerno e l’analisi delle sfide globali a Firenze, la tappa veneta ha assunto una fisionomia diversa: meno teorica, più sociale. Padova, città che negli anni si è distinta per la densità delle sue reti civiche e per una consolidata cultura della solidarietà, ha offerto il terreno più adatto per interrogarsi su una domanda cruciale: può nascere un’Europa federale senza il protagonismo delle comunità organizzate?

I lavori, ospitati nell’Aula Galileo Galilei dell’Università di Padova, si sono aperti con l’intervento di Emanuele Alecci, presidente della Rete di Volontariato Europeo e figura storica dell’impegno solidaristico. Fin dall’avvio è emersa una convinzione condivisa: l’Europa non potrà reggersi soltanto su equilibri economici o tecnici, ma dovrà ritrovare un’anima sociale capace di tenere insieme diritti, partecipazione e coesione.

Nella prima parte del confronto, le principali realtà del volontariato cattolico e laico hanno riportato al centro il tema dei valori costitutivi. Giuseppe Notarstefano, per l’Azione Cattolica Italiana, Emiliano Manfredonia, per le ACLI e Roberta Vincini, per l’AGESCI, hanno insistito sulla funzione educativa e democratica dei corpi intermedi: non semplici erogatori di servizi, ma luoghi di cittadinanza attiva, presìdi quotidiani contro le disuguaglianze, argini concreti alla solitudine sociale.

La seconda sessione ha ampliato lo sguardo alla dimensione politica e istituzionale del progetto federale. Mauro Casarotto, per la Federal Alliance of European Federalists, Francesca Romana D’Antuono, per Volt Europa, Roberto Castaldi, per il Movimento Federalista Europeo, e Pier Virgilio Dastoli, per il Consiglio Italiano del Movimento Europeo, hanno delineato il profilo di un’Europa più integrata, capace di politiche comuni in materia di diritti fondamentali, pace, ambiente e giustizia sociale. Non un’astrazione giuridica, ma un patto civile fondato sulla responsabilità condivisa.

Le conclusioni sono state affidate a Giuseppe Lumia, già presidente della Commissione parlamentare Antimafia ed esponente del movimento “Tulipani Rossi”, che ha richiamato con nettezza la necessità di costruire sin d’ora un’alternativa popolare e solidale all’avanzata dei nazionalismi e a quella deriva tecnofinanziaria che riduce la politica a mera gestione contabile. Senza giustizia sociale, ha osservato, non esiste integrazione possibile; senza partecipazione, la democrazia si svuota.

Da Padova non è uscita una dichiarazione di principio, ma un metodo: co-progettazione, corresponsabilità, ascolto. Più che un convegno, un laboratorio. Perché l’Europa federale, se verrà, non nascerà soltanto da trattati o vertici, ma dal lavoro quotidiano di chi tiene insieme comunità fragili, diritti negati e speranze ostinate.

#domenicorotondi 

Seguirà un approfondimento su Realtà Sannita: l’Europa federale e l’Appennino.

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