Il linguaggio segreto delle pietre: l’Italia megalitica secondo Furio Jesi
Il linguaggio delle pietre, di Furio Jesi, si impone come uno dei testi più intensi e rigorosi della riflessione novecentesca sul rapporto tra mito, archeologia e conoscenza storica. Pubblicato da Rizzoli, il volume non si limita a proporre un itinerario tra menhir, dolmen e complessi megalitici: invita il lettore a interrogarsi sul senso profondo che le pietre hanno assunto nelle culture antiche e, di riflesso, nella nostra modernità smarrita.
Jesi affronta il tema con lo sguardo dello studioso che diffida delle semplificazioni e delle letture meramente folkloriche. Le grandi pietre disposte dagli uomini del passato non vengono mai ridotte a semplici “reperti”: sono segni, presenze cariche di una tensione simbolica che rinvia a un orizzonte religioso e mitico, nel quale la comunicazione con il divino si esercitava attraverso la materia più resistente che l’uomo conoscesse. La pietra, in questa prospettiva, non è soltanto elemento naturale, ma linguaggio: un codice arcaico che parla di eternità, di immobilità, di una forza che si sottrae al tempo.
Il nodo centrale del libro riguarda l’intima connessione, avvertita dagli antichi, tra pietra e morte. Entrambe erano percepite come realtà perenni, inamovibili, sottratte al consumo della vita quotidiana. La morte, come la pietra, segnava un passaggio verso una dimensione altra, stabile, definitiva. Jesi non indulge mai in affermazioni suggestive prive di fondamento: costruisce la propria riflessione con metodo, intrecciando dati archeologici, storia delle religioni e analisi simbolica, secondo una disciplina intellettuale che resta uno dei tratti più alti della sua opera.
Il viaggio proposto dal libro attraversa l’intera penisola: dalla Valle d’Aosta al Trentino, dalla Liguria alla Toscana, dal Lazio alla Puglia, fino alla Sicilia e, soprattutto, alla Sardegna dei nuraghi, che rappresentano forse la più potente e complessa espressione del megalitismo italiano. Non si tratta, tuttavia, di un percorso turistico o descrittivo. Ogni luogo è una soglia, ogni pietra un frammento di un tempo mitico che oggi non è più direttamente accessibile, ma che può ancora essere interrogato con rispetto e rigore.
La forza di Il linguaggio delle pietre risiede in questa capacità di tenere insieme il dato concreto e la riflessione teorica, senza cedere né all’aridità accademica né alla fascinazione irrazionale. Jesi scrive con una prosa limpida, sorvegliata, capace di guidare il lettore senza imporgli conclusioni precostituite. Ne nasce un libro che non invecchia, perché parla meno di ciò che sappiamo e più di ciò che, forse, abbiamo dimenticato: il bisogno umano di dialogare con il sacro attraverso segni duraturi, silenziosi, ostinatamente presenti.
In un tempo che consuma rapidamente luoghi, simboli e memorie, Il linguaggio delle pietre resta una lezione di misura e profondità: un invito a sostare, a leggere il paesaggio come testo e la pietra come parola. Non un’archeologia del passato, ma una riflessione sul nostro modo di abitare il tempo.
#domenicorotondi
#Postilla #locale: anche le pietre di Guardia conoscono tutto e tutti. #Leonessa #mortificata!



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